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Disprassia verbale: quando la parola fatica a uscire

Capisce tutto, ma quando prova a parlare le parole non escono, o escono ogni volta in modo diverso. Cos'è la disprassia verbale, cosa la rende diversa e come si arriva a riconoscerla.

Capisce tutto quello che gli dici. Ti porta le cose, risponde alle richieste, ti fa capire cosa vuole con i gesti. Ma quando prova a parlare le parole non escono, oppure escono storpiate, e ogni volta in modo diverso. Lo vedi sforzarsi, cercare con la bocca il suono giusto, e poi arrendersi. E tu ti chiedi perché.

Questo articolo fa parte di una serie sulla disprassia. Se non l'hai ancora letto, parti da Cos'è la disprassia.

Un'avvertenza importante Questo articolo serve a capire cos'è la disprassia verbale, non a riconoscerla da soli. Molti bambini piccoli hanno un linguaggio impreciso per un periodo, per motivi diversi, e la maggior parte recupera. Solo una valutazione logopedica specifica può dire se c'è una disprassia verbale. Esercizi di pronuncia improvvisati, soprattutto se vissuti come richieste continue, rischiano di aumentare la frustrazione del bambino. Se hai un dubbio, parlane con il pediatra.

Cos'è

Per parlare non basta sapere cosa si vuole dire. Bisogna anche programmare una sequenza molto rapida e precisa di movimenti di labbra, lingua, mandibola, palato, e coordinarli con il respiro e la voce. Lo facciamo decine di volte al minuto senza accorgercene.

Nella disprassia verbale è proprio questa programmazione a essere difficile. Il bambino sa cosa vuole dire, i muscoli della bocca funzionano, ma fa fatica a organizzare la sequenza dei movimenti necessari per produrre i suoni e unirli in parole. In altri Paesi si chiama Childhood Apraxia of Speech, aprassia del linguaggio in età evolutiva.

È considerata un disturbo raro nella popolazione generale, ma è più frequente in alcune condizioni del neurosviluppo, e può presentarsi da sola o insieme ad altre difficoltà, compresa la disprassia motoria.

Cosa la rende diversa

Molti bambini parlano poco o in modo impreciso nei primi anni. Quello che i logopedisti cercano, per capire se si tratta di disprassia verbale, sono alcune caratteristiche particolari. Te le racconto non perché tu le cerchi in tuo figlio, ma perché ti aiutano a capire le domande e le prove che ti verranno proposte.

Errori che cambiano ogni volta. Un bambino con un ritardo del linguaggio o con difficoltà fonologiche tende a sbagliare le parole sempre nello stesso modo, per esempio dicendo sempre "tane" per "cane". Nella disprassia verbale la stessa parola può uscire in modi diversi ogni volta che il bambino ci prova.

Più la parola è lunga, più è difficile. Le parole brevi possono uscire meglio, mentre quelle più lunghe, con più passaggi da un suono all'altro, diventano molto più faticose.

La fatica nel passare da un suono all'altro. A volte il bambino riesce a produrre un suono da solo, ma non a unirlo ad altri. Si possono notare pause, tentativi, movimenti della bocca alla ricerca della posizione giusta.

Una musicalità particolare. Il ritmo e l'intonazione del parlato possono suonare insoliti, con accenti spostati o un andamento spezzato.

Il volontario è più difficile dell'automatico. Un bambino può leccarsi le labbra mentre mangia un gelato, ma non riuscire a tirare fuori la lingua quando glielo chiedi. Oppure dire una parola spontaneamente in un momento di gioco, e non riuscire a ripeterla subito dopo su richiesta. Questa differenza tra ciò che esce da solo e ciò che si fa intenzionalmente è molto tipica.

La comprensione è spesso molto migliore della produzione. Il bambino capisce molto più di quanto riesca a dire, e spesso cerca altri modi per comunicare, come i gesti o l'indicazione.

Nessuna di queste caratteristiche, da sola, basta per una diagnosi. È il loro insieme, valutato da un professionista, a orientare.

La bocca e il viso

Nei bambini con disprassia verbale si osservano spesso anche difficoltà nei movimenti volontari della bocca e del viso che non riguardano il parlare: soffiare, gonfiare le guance, muovere la lingua in una certa direzione su richiesta, imitare un'espressione. I professionisti la chiamano disprassia bucco-facciale. Alcuni bambini hanno anche avuto, da piccoli, difficoltà nell'alimentazione o nella masticazione.

Diverso da cosa

La disprassia verbale va distinta da altre situazioni che, da fuori, possono sembrare simili.

Il ritardo del linguaggio, in cui il bambino parla più tardi ma segue le stesse tappe degli altri, solo con tempi più lunghi. Ne ho parlato in Mio figlio parla poco.

Il disturbo fonologico, in cui il bambino semplifica i suoni in modo regolare e prevedibile.

La disartria, in cui la difficoltà dipende da una debolezza o da un problema di controllo dei muscoli, e non dalla programmazione.

Un problema di udito, che va sempre escluso per primo.

Distinguere queste situazioni è importante perché l'intervento cambia molto dall'una all'altra.

Come si arriva a riconoscerla

La figura di riferimento è il logopedista, all'interno di una valutazione che spesso coinvolge anche il neuropsichiatra infantile. La valutazione comprende l'osservazione del bambino mentre parla e gioca, prove specifiche per i movimenti della bocca e per la produzione di suoni, sillabe e parole, e un colloquio con la famiglia sulla storia del linguaggio e dell'alimentazione.

Nei bambini molto piccoli, o che parlano pochissimo, può essere difficile arrivare subito a una diagnosi certa. In questi casi i professionisti possono parlare di "sospetta" disprassia verbale e rivalutare il bambino nel tempo, iniziando comunque a lavorare.

Perché è importante riconoscerla

Riconoscere una componente disprassica cambia il modo di lavorare. Un bambino che non parla perché fa fatica a programmare i movimenti della bocca ha bisogno di un intervento diverso da quello pensato per un semplice ritardo, e spesso di un lavoro più intenso e specifico. Ne parlo nel prossimo articolo: Disprassia verbale: come lavorano i professionisti.

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Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se hai dubbi sul linguaggio di tuo figlio, rivolgiti al pediatra o al servizio di Neuropsichiatria Infantile della tua ASL.

📖 Fonti e Riferimenti

  • ASHA (American Speech-Language-Hearing Association). Childhood Apraxia of Speech: Technical Report
  • Murray, E. et al. (2015). A Systematic Review of Diagnostic Criteria for Childhood Apraxia of Speech. American Journal of Speech-Language Pathology, 24(4)