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Mio figlio parla poco: ritardo del linguaggio o qualcos'altro?

Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Non è uno strumento per valutare lo sviluppo del tuo…

Ha due anni, o poco più, e le parole sono poche. Il cuginetto della stessa età fa già le frasi. Qualcuno ti dice "i maschi parlano tardi", qualcun altro "è pigro", qualcun altro ancora, a bassa voce, nomina l'autismo. E tu non sai più a chi credere.

In questo articolo non ti dirò come distinguere da solo le due cose, perché non è possibile farlo leggendo un articolo. Ti spiego però cosa guarda un professionista, così capisci perché certe domande che ti farà sono così importanti.

Parlare poco non è una diagnosi

"Parla poco" è una descrizione, non una spiegazione. Dietro può esserci un semplice ritardo nella comparsa delle parole, che in molti bambini si recupera spontaneamente. Può esserci un problema di udito, anche lieve, che nessuno ha ancora notato. Può esserci una difficoltà specifica del linguaggio, o una difficoltà più ampia dello sviluppo. E in alcuni casi può esserci un disturbo dello spettro autistico.

Da fuori queste situazioni possono sembrare identiche. Quello che le distingue non è quante parole dice il bambino, ma tutto il resto.

Cosa guarda il professionista

Quando valuto un bambino che parla poco, la domanda più importante non è "quante parole dice?" ma "come comunica, quando non usa le parole?".

Un bambino con un ritardo solo nella comparsa del linguaggio, di solito, compensa in altri modi. Ti guarda per capire se hai visto quello che ha visto lui. Indica con il dito per chiederti le cose e, soprattutto, per mostrartele. Porta i giochi per farteli vedere. Usa gesti, espressioni, suoni per farsi capire, e si arrabbia se non lo capisci. Capisce molto di quello che gli dici. Gioca a far finta, imita quello che fai.

Quando invece queste modalità di comunicazione sono anch'esse poco presenti, o molto diverse da come ce le aspetteremmo, il professionista vorrà approfondire. Non perché sia per forza autismo, ma perché la comunicazione non verbale ci dice molto su come il bambino si relaziona con gli altri.

Ti accorgerai che molte di queste cose sono difficili da osservare in modo obiettivo quando sei il genitore. Non è un tuo limite: è normale. Il tuo sguardo è pieno di affetto e di contesto, e a volte "legge" intenzioni che il bambino esprime in modo molto sottile. È proprio per questo che serve anche uno sguardo esterno.

Il primo controllo da fare: l'udito

Qualunque sia il dubbio, se un bambino parla poco la prima cosa da escludere è un problema di udito. Anche una perdita lieve, o un'otite catarrale che si ripete, può rallentare il linguaggio. Il pediatra può prescriverti un esame audiometrico. È semplice e toglie subito una variabile importante.

E se in casa si parlano due lingue?

Molte famiglie mi chiedono se il bilinguismo possa causare un ritardo. La risposta, secondo la ricerca, è no. Un bambino che cresce con due lingue può avere un vocabolario distribuito tra le due, e all'inizio può sembrare che ne sappia meno in ciascuna, ma nel complesso si sviluppa come gli altri. Non serve smettere di parlare la tua lingua madre, anzi: parla al tuo bambino nella lingua in cui ti viene più naturale esprimere affetto.

Il bilinguismo, però, non deve nemmeno diventare una spiegazione che fa rimandare una valutazione. Se il dubbio c'è, va approfondito come per qualsiasi altro bambino.

"Aspettiamo ancora un po'"

È una frase che molti genitori si sentono dire. A volte è la scelta giusta. Ma "aspettare" dovrebbe voler dire "rivalutare a breve", non "non pensarci più". Se dopo qualche mese la situazione non è cambiata, o se a te il dubbio resta, hai tutto il diritto di chiedere un approfondimento.

E nel frattempo? Nel frattempo puoi parlare con lui, commentare quello che fate insieme, dargli il tempo di rispondere. Questo fa bene a qualunque bambino, qualunque sia il motivo per cui parla poco.

Quando parlarne con il pediatra

Se tuo figlio parla meno di quanto ti aspetteresti e hai un dubbio che non se ne va, parlane con il pediatra. Raccontagli anche come comunica senza parole: come ti chiede le cose, come ti mostra quello che gli interessa, come reagisce quando lo chiami. Sono informazioni preziose.

Non serve essere sicuri per chiedere. Serve solo il dubbio.

Se vuoi sapere come funziona il percorso di valutazione, l'ho spiegato passo per passo qui: Come si fa una diagnosi di autismo.


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Non è uno strumento per valutare lo sviluppo del tuo bambino. Se hai dubbi, rivolgiti al pediatra o al servizio di Neuropsichiatria Infantile della tua ASL.