Una volta riconosciuta la disprassia, arriva la domanda più importante: "E adesso cosa si fa?". In questo articolo ti racconto a grandi linee come lavorano i professionisti, così da sapere cosa aspettarti e poter partecipare al percorso in modo consapevole.
Questo articolo fa parte di una serie sulla disprassia. Se non l'hai ancora fatto, parti da Cos'è la disprassia.
Un'avvertenza importante Quello che trovi qui è una descrizione generale, non un insieme di esercizi da fare a casa. Gli interventi sulla disprassia funzionano perché vengono costruiti su misura, dopo una valutazione accurata, e seguiti da professionisti. Esercizi improvvisati, soprattutto se ripetuti su attività che il bambino vive come fallimenti, rischiano di aumentare la sua frustrazione e di peggiorare il suo rapporto con il movimento. Il tuo ruolo è prezioso, ma va costruito insieme a chi lo segue.
Chi se ne occupa
In Italia la figura di riferimento per la disprassia motoria è di solito il neuropsicomotricista (TNPEE), che lavora sul movimento, sulla coordinazione e sull'organizzazione del corpo nello spazio, spesso attraverso il gioco. A seconda del bambino e dei servizi disponibili possono essere coinvolti anche il terapista occupazionale, che si concentra sulle attività della vita quotidiana, il fisioterapista, e il neuropsichiatra infantile, che coordina il percorso. Se ci sono anche difficoltà nel linguaggio, entra in gioco il logopedista.
Si parte dagli obiettivi che contano
Un principio su cui le linee guida internazionali insistono molto è che l'intervento deve partire da obiettivi concreti e significativi per il bambino e per la famiglia. Non "migliorare la coordinazione" in astratto, ma per esempio "vestirsi da solo la mattina", "andare in bicicletta con gli amici", "scrivere in modo leggibile".
Per questo, all'inizio del percorso, il professionista ti chiederà quali sono le difficoltà che pesano di più nella vostra vita quotidiana, e spesso lo chiederà anche al bambino, se è abbastanza grande. Gli obiettivi scelti insieme sono quelli su cui lavorare per primi.
Gli approcci con più evidenze
Esistono molti modi di lavorare sulla disprassia. Le linee guida internazionali più recenti indicano come più efficaci gli approcci orientati al compito e alle attività: si lavora direttamente sulle abilità che il bambino ha bisogno di imparare, nei contesti in cui dovrà usarle, invece di allenare funzioni generiche sperando che il miglioramento si trasferisca da solo alle attività quotidiane.
In pratica, se l'obiettivo è allacciarsi le scarpe, si lavora sull'allacciarsi le scarpe, scomponendo il gesto in piccoli passi, trovando le strategie più adatte a quel bambino e ripetendo in modo motivante. Se l'obiettivo è andare in bicicletta, si lavora sulla bicicletta.
Alcuni di questi approcci insegnano anche al bambino a ragionare sul proprio movimento: capire qual è l'obiettivo, fare un piano, provarlo e verificare se ha funzionato. È un modo per aiutarlo a diventare più autonomo nel trovare le proprie strategie, non solo a imparare un singolo gesto.
Il gioco e la motivazione
Soprattutto con i bambini più piccoli, il lavoro passa molto attraverso il gioco. Percorsi, attività di movimento, costruzioni, giochi con la palla diventano occasioni per sperimentare il corpo in un contesto piacevole. È importante che il bambino viva il movimento come una fonte di piacere e di successo, e non solo come il luogo delle sue difficoltà.
Per questo un buon intervento dosa con attenzione la difficoltà delle proposte: abbastanza impegnative da far imparare qualcosa di nuovo, abbastanza accessibili da far vivere al bambino l'esperienza di riuscire.
La scuola
La collaborazione con la scuola è una parte fondamentale del percorso. Gli insegnanti possono fare molto per ridurre la fatica del bambino e valorizzare le sue capacità, per esempio con tempi più lunghi per i compiti scritti, meno copiatura dalla lavagna, schede già predisposte, la possibilità di usare il computer per scrivere quando la scrittura a mano è molto difficile, una valutazione che tenga conto del contenuto più che della grafia.
In Italia questi supporti possono essere formalizzati in un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Se c'è anche una disgrafia, questa rientra tra i disturbi specifici dell'apprendimento, con le tutele previste dalla legge. Il percorso preciso dipende dalla situazione e dalla documentazione disponibile: chiedi a chi segue tuo figlio come muoverti.
Il ruolo della famiglia
Il tuo ruolo è importante, ma non è quello di fare da terapista. Un buon percorso prevede momenti di confronto in cui il professionista ti spiega su cosa si sta lavorando, quali strategie usare nelle situazioni quotidiane e come sostenere il bambino senza sostituirti a lui.
Spesso le indicazioni più utili sono semplici: dare più tempo, scomporre un'attività in passaggi, organizzare gli spazi in modo da facilitarlo, valorizzare i progressi anche piccoli. Ma quali indicazioni dare, e come, dipende da tuo figlio, ed è per questo che vanno costruite insieme a chi lo conosce. Ne ho parlato più in generale in Dalle grandi sfide ai piccoli passi.
E poi c'è una cosa che solo tu puoi fare: ricordargli che vale per quello che è, non per quanto è veloce o preciso.
Cosa aspettarti
La disprassia non "si cura" in poche settimane. Con un intervento adeguato, però, molti bambini migliorano in modo significativo nelle abilità su cui si lavora, e soprattutto imparano strategie per affrontare le attività nuove. Il percorso richiede tempo, costanza e obiettivi che vengono rivisti man mano che il bambino cresce e cambiano le richieste della scuola e della vita.
Come riconoscere un buon percorso
Alcune domande che puoi fare a chi ti propone un intervento: quali sono gli obiettivi, e sono legati alla vita quotidiana di mio figlio? Come verranno misurati i progressi? Come sarà coinvolta la famiglia? E la scuola? Un buon professionista risponde volentieri.
Gli altri articoli della serie
- Cos'è la disprassia
- Perché la disprassia conta: autonomie, scuola e autostima
- Le tante facce della disprassia motoria
- Disprassia verbale: quando la parola fatica a uscire
- Disprassia verbale: come lavorano i professionisti
- Disprassia e autismo: comunicazione e apprendimento
Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Gli interventi descritti vanno valutati, scelti e seguiti da professionisti qualificati.