Quando un bambino ha una disprassia verbale, la domanda che ogni genitore si fa è una sola: "Parlerà?". Non esiste una risposta uguale per tutti, ma esistono interventi specifici che possono aiutare molto. In questo articolo ti racconto a grandi linee come lavorano i professionisti, così da sapere cosa aspettarti e partecipare al percorso in modo consapevole.
Questo articolo fa parte di una serie sulla disprassia. Se non l'hai ancora fatto, parti da Disprassia verbale: quando la parola fatica a uscire.
Un'avvertenza importante Quello che trovi qui è una descrizione generale, non un insieme di esercizi. Il lavoro sulla disprassia verbale è molto specifico e richiede una formazione particolare. Chiedere continuamente al bambino di ripetere le parole, o proporre esercizi di bocca e lingua trovati online, rischia di aumentare la sua frustrazione e di fargli associare il parlare alla fatica e al fallimento. Il tuo ruolo è prezioso, ma va costruito insieme a chi lo segue.
Chi se ne occupa
La figura di riferimento è il logopedista, idealmente con esperienza specifica nei disturbi motori del linguaggio. Il percorso è spesso coordinato dal neuropsichiatra infantile e, se ci sono anche difficoltà motorie più generali, affiancato dal neuropsicomotricista.
Un lavoro sul movimento, non solo sul linguaggio
Poiché la difficoltà sta nella programmazione dei movimenti necessari per parlare, gli interventi con più evidenze si basano sui principi dell'apprendimento motorio: gli stessi che valgono quando impariamo qualsiasi gesto nuovo, come suonare uno strumento o fare un movimento sportivo.
Questo significa, in generale, lavorare su un numero limitato di suoni, sillabe e parole scelti con cura, ripeterli molte volte in modo motivante, con un aiuto che viene dato e poi ridotto gradualmente, e con un'attenzione precisa al modo in cui il bambino passa da un suono all'altro. Il logopedista può usare diversi tipi di aiuto: il modello da imitare, il suono rallentato, i segnali visivi, a volte il contatto tattile sul viso per guidare il movimento.
Per molti bambini è importante che il lavoro sia frequente: sedute brevi ma ravvicinate tendono a funzionare meglio di sedute lunghe e distanziate. La frequenza giusta, però, la decide il professionista in base al bambino.
In Italia esistono anche metodi sviluppati da logopedisti italiani specificamente per i bambini con disprassia verbale, che lavorano per esempio sulla ricombinazione di sillabe dotate di significato per costruire parole nuove. Chi segue tuo figlio saprà quale approccio è più adatto a lui.
Il gesto e l'immagine come alleati
Molte famiglie temono che dare al bambino altri modi per comunicare, come i gesti, i segni o le immagini, possa togliergli la spinta a parlare. È una paura comprensibile, ma la ricerca dice il contrario: la comunicazione aumentativa e alternativa (CAA) non ostacola lo sviluppo del linguaggio parlato, e in molti casi lo sostiene.
Per un bambino con disprassia verbale, poter comunicare subito, con un gesto o un'immagine, riduce la frustrazione, gli fa scoprire che comunicare funziona, e gli dà la motivazione per continuare a provarci anche con la voce. La parola resta l'obiettivo, ma il bambino non deve aspettare di saper parlare per potersi far capire. Ne ho parlato in Quattro strumenti che potresti incontrare nel percorso di tuo figlio.
La scelta dello strumento, però, va fatta con attenzione: se il bambino ha anche una disprassia motoria, alcuni gesti o segni possono essere difficili da eseguire, e il professionista ne terrà conto.
Il ruolo della famiglia
Il tuo ruolo è fondamentale, perché le parole si usano soprattutto a casa, nella vita di tutti i giorni. Un buon percorso prevede momenti in cui il logopedista ti spiega su cosa si sta lavorando e come puoi sostenere quel lavoro nella quotidianità, in modo coerente con quello che succede in seduta.
A volte le indicazioni riguardano proprio il modo di comunicare con il bambino: dargli tempo, non completare le sue frasi, valorizzare i tentativi anche imperfetti, non trasformare ogni momento in un esercizio. Ma quali indicazioni dare, e come, dipende da tuo figlio, ed è per questo che vanno costruite insieme a chi lo segue.
La scuola
Anche a scuola la collaborazione è importante. Gli insegnanti possono aiutare il bambino a comunicare in classe, dargli il tempo di esprimersi, valorizzare altri modi di partecipare e, se usa strumenti di CAA, integrarli nelle attività. Poiché la disprassia verbale può associarsi a difficoltà nella lettura e nella scrittura, è utile che la scuola sia informata fin dall'inizio.
Cosa aspettarti
La disprassia verbale richiede di solito un percorso lungo. I progressi possono essere lenti, soprattutto all'inizio, e non sempre lineari. Molti bambini, con un intervento adeguato e costante, migliorano in modo significativo la loro capacità di farsi capire. I tempi e i risultati, però, variano molto da un bambino all'altro, e dipendono anche da altre caratteristiche del suo sviluppo.
Come riconoscere un buon percorso
Alcune domande che puoi fare: il logopedista ha esperienza con la disprassia verbale? Come sono stati scelti gli obiettivi? Con che frequenza si lavora? Come verranno misurati i progressi? È previsto l'uso della CAA? Come sarà coinvolta la famiglia? Un buon professionista risponde volentieri.
Gli altri articoli della serie
- Cos'è la disprassia
- Perché la disprassia conta: autonomie, scuola e autostima
- Le tante facce della disprassia motoria
- Disprassia motoria: come lavorano i professionisti
- Disprassia verbale: quando la parola fatica a uscire
- Disprassia e autismo: comunicazione e apprendimento
Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Gli interventi descritti vanno valutati, scelti e seguiti da professionisti qualificati.