🧩Percorso GuidatoLa Disprassia8 min di lettura

Perché la disprassia conta: autonomie, scuola e autostima

La disprassia non riguarda solo il saper correre o disegnare bene: tocca la vita di tutti i giorni, la scuola, le relazioni con i compagni, e soprattutto l'idea che il bambino si fa di sé.

"È solo un po' imbranato, crescendo passa." È una frase che molti genitori di bambini con disprassia si sono sentiti dire. A volte è vero che le cose migliorano. Ma la disprassia non riguarda solo il saper correre o disegnare bene: tocca la vita di tutti i giorni, la scuola, le relazioni con i compagni, e soprattutto l'idea che il bambino si fa di sé.

Questo articolo fa parte di una serie sulla disprassia. Se non l'hai ancora letto, parti da Cos'è la disprassia.

Un'avvertenza importante Questo articolo serve a capire meglio le ricadute della disprassia, non a dare indicazioni su cosa fare. Le strategie improvvisate, anche fatte con le migliori intenzioni, rischiano di aumentare la frustrazione del bambino. Se sei preoccupato, il passo giusto è parlarne con il pediatra e con i professionisti che seguono tuo figlio.

Le autonomie di tutti i giorni

Pensa a quante azioni fai ogni mattina senza pensarci: vestirti, allacciarti le scarpe, lavarti i denti, fare colazione, preparare lo zaino. Per un bambino con disprassia motoria, ognuna di queste azioni può richiedere attenzione, tempo e fatica.

Vestirsi è un esempio classico. Bisogna capire da che parte va la maglietta, in che ordine infilare testa e braccia, come abbottonare, come coordinare le due mani per allacciare le scarpe. Un bambino con disprassia può impiegare molto più tempo dei coetanei, e spesso arriva a un risultato impreciso: la maglia al rovescio, i bottoni sfalsati.

A tavola può fare fatica con le posate, versarsi l'acqua, tagliare il cibo, e si sporca più degli altri. Anche questo, se non viene capito, può diventare motivo di rimprovero.

Il rischio, comprensibile, è che l'adulto finisca per fare tutto al posto suo, per fare prima. Ma è proprio nelle autonomie che il lavoro con i professionisti può fare molto, scegliendo insieme alla famiglia quali obiettivi sono più importanti per la vostra quotidianità.

La scuola

A scuola la disprassia può farsi sentire in modi diversi, a seconda dell'età.

Alla scuola dell'infanzia si vede soprattutto nel gioco e nelle attività manuali: ritagliare, incollare, colorare, fare puzzle e costruzioni, partecipare ai giochi di movimento.

Alla scuola primaria entra in gioco la scrittura. Scrivere richiede di programmare sequenze di piccoli movimenti precisi, velocemente e in modo automatico. Per molti bambini con disprassia la scrittura resta lenta, faticosa, poco leggibile. Quando questa difficoltà è importante si parla di disgrafia. Anche copiare dalla lavagna può essere molto impegnativo, perché richiede di spostare continuamente lo sguardo e di tenere insieme più operazioni.

Possono esserci difficoltà anche nel disegno geometrico, nell'incolonnare i numeri, nell'organizzare lo spazio sul foglio, nell'educazione fisica.

Spesso, poi, il bambino con disprassia è lento. Non perché sia distratto o svogliato, ma perché ogni gesto gli costa più fatica. E la lentezza, a scuola, pesa: i compiti non finiti, il dettato che resta indietro, la ricreazione che finisce prima di aver aperto la merenda.

I compagni

Molti giochi tra bambini sono giochi di movimento: correre, prendersi, giocare a palla, arrampicarsi. Un bambino con disprassia può sentirsi escluso, essere scelto per ultimo nelle squadre, o decidere lui stesso di tirarsi indietro per paura di sbagliare. Alcuni preferiscono giocare con bambini più piccoli o con gli adulti, con cui si sentono meno giudicati.

Il peso che non si vede: l'autostima

Questo, secondo me, è l'aspetto più importante di tutti.

Un bambino con disprassia di solito ha un'intelligenza nella norma. Capisce benissimo cosa gli viene chiesto e vede che gli altri ci riescono senza fatica. Si impegna, e spesso non ci riesce lo stesso. E intorno a lui qualcuno dice "sei pigro", "non ti impegni", "sei il solito pasticcione".

Con il tempo, questa esperienza ripetuta può lasciare il segno. Alcuni bambini iniziano a evitare tutto ciò che li mette in difficoltà: "non mi piace disegnare", "il calcio è stupido". Altri diventano insicuri, ansiosi davanti alle cose nuove, oppure reagiscono con rabbia e opposizione. Non è un problema di carattere: è il modo in cui un bambino si protegge da una fatica che non riesce a spiegare.

Per questo riconoscere la disprassia è importante anche dal punto di vista emotivo. Sapere che c'è un motivo per cui certe cose sono difficili, e che quel motivo non è "sono stupido" o "sono pigro", è già un sollievo per molti bambini e per le loro famiglie.

E la disprassia verbale?

Quando la disprassia riguarda il linguaggio, le ricadute sono altrettanto importanti, ma in un'altra direzione. Un bambino che sa cosa vuole dire ma non riesce a farsi capire vive una frustrazione enorme. Può rinunciare a parlare, arrabbiarsi quando non viene compreso, isolarsi dai compagni. A scuola, le difficoltà nella pronuncia possono associarsi a difficoltà nella lettura e nella scrittura. Ne parlo in Disprassia verbale: quando la parola fatica a uscire.

Perché è utile saperlo

Conoscere queste ricadute non serve ad allarmarsi, ma a guardare certe difficoltà con occhi diversi. Quello che sembrava svogliatezza può essere fatica. Quello che sembrava disordine può essere difficoltà di organizzazione. Quello che sembrava un brutto carattere può essere frustrazione.

Queste osservazioni sono preziose per chi segue tuo figlio, perché aiutano a scegliere su cosa lavorare per primo: non solo le abilità motorie in sé, ma quelle che contano di più nella sua vita di ogni giorno.

Gli altri articoli della serie


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se hai dubbi sullo sviluppo di tuo figlio, rivolgiti al pediatra o al servizio che lo ha in carico.

📖 Fonti e Riferimenti

  • Blank, R. et al. (2019). International clinical practice recommendations on the definition, diagnosis, assessment, intervention, and psychosocial aspects of developmental coordination disorder. Developmental Medicine & Child Neurology, 61(3)
  • Missiuna, C. et al. (2007). Psychological distress in children with developmental coordination disorder and attention-deficit hyperactivity disorder. Research in Developmental Disabilities, 28(2)

📚 La Disprassia

Cos'è la disprassia, come si riconosce e come si lavora: dalla motricità al linguaggio, fino al legame con l'autismo.