Quando si parla di selettività alimentare, una delle domande più frequenti è: "Ma cosa si fa, concretamente?". Molti genitori immaginano che l'unica possibilità sia aspettare, o insistere. In realtà esistono interventi specifici, studiati da decenni, che possono aiutare un bambino ad ampliare la sua dieta.
In questo articolo ti racconto a grandi linee come lavorano i professionisti, così da sapere cosa aspettarti e poter partecipare al percorso in modo consapevole. Fa parte di una serie: se non l'hai ancora fatto, parti da Mio figlio mangia solo tre cose.
Un'avvertenza importante Quello che trovi qui è una descrizione generale, non un insieme di istruzioni. Gli interventi sulla selettività sono efficaci proprio perché vengono costruiti su misura, dopo una valutazione accurata, e seguiti passo passo da professionisti. Applicati da soli, senza questa cornice, rischiano di peggiorare la situazione: il bambino può irrigidirsi, il pasto diventare più teso e la lista dei cibi accettati accorciarsi. Se pensi che tuo figlio ne abbia bisogno, il primo passo è parlarne con il pediatra e con chi lo segue.
Prima si capisce, poi si interviene
Nessun intervento serio parte direttamente dal piatto. Prima il professionista cerca di capire cosa mantiene la selettività di quel bambino: ci sono aspetti medici? Difficoltà di masticazione? Una sensibilità sensoriale marcata? Paura legata a esperienze passate? Un circolo di rifiuto e insistenza che si è consolidato?
Per rispondere servono il contributo del pediatra e, spesso, di altre figure, oltre alle informazioni che porti tu: la storia del bambino, un diario di quello che mangia, la lista dei cibi che accetta e di come li accetta, a volte l'osservazione di un pasto. Ne ho parlato in Selettività alimentare: cosa valutare prima e chi coinvolgere.
Solo dopo si decide da dove partire e con quali obiettivi.
I principi su cui si basano gli interventi
Gli approcci con più evidenze scientifiche sono quelli comportamentali, di cui ho parlato in Cos'è l'intervento ABA. Pur con tante varianti, si basano su alcuni principi comuni.
La gradualità. Il cambiamento avviene a piccolissimi passi. Prima di arrivare a mangiare un cibo nuovo, il bambino può aver bisogno di imparare a tollerarlo vicino, a toccarlo, ad annusarlo. Ogni passo è costruito perché sia alla sua portata.
Partire da ciò che il bambino già accetta. I nuovi cibi non vengono scelti a caso, ma vicini a quelli conosciuti per consistenza, sapore, colore o forma. È qui che diventano preziose le informazioni sulle sue preferenze, anche quelle che sembrano più strane, come la marca o il modo di preparare il cibo. Ne ho parlato in Solo quella marca, solo quella consistenza.
Il rinforzo. Ogni passo avanti, anche minimo, viene riconosciuto e reso piacevole per il bambino. L'obiettivo è che il contatto con il cibo nuovo diventi un'esperienza positiva, non una prova.
La motivazione. I professionisti lavorano molto su cosa rende il bambino disposto a provare: il momento giusto, il contesto giusto, le cose che per lui sono importanti.
L'esempio degli altri. Alcuni bambini imparano molto guardando adulti, fratelli o compagni che mangiano con piacere.
Gli approcci più usati
Senza entrare nei dettagli tecnici, che sono diversi per ogni bambino, ecco le principali famiglie di interventi di cui potresti sentir parlare.
Esposizione graduale. Il bambino viene accompagnato ad avvicinarsi a un cibo nuovo attraverso una serie di passaggi sempre più impegnativi, ognuno dei quali viene affrontato solo quando il precedente è tranquillo.
Lavoro sulla consistenza. Per i bambini che accettano solo certe consistenze, si lavora modificandole molto lentamente, per avvicinarsi a quelle adatte alla sua età.
Catene di cibi. Si costruisce un percorso di cibi simili tra loro, in cui ogni nuovo alimento è solo un po' diverso dal precedente.
Riduzione della richiesta. Si parte da richieste minime, per esempio una quantità piccolissima, che diventano più grandi solo quando il bambino è pronto.
Interventi intensivi. Nei casi più gravi, per esempio quando il bambino rifiuta quasi tutto o ci sono conseguenze importanti sulla salute, esistono interventi più strutturati e intensivi. Sono tra i più efficaci, ma anche i più impegnativi, e per questo vengono proposti solo in contesti specializzati, con un'équipe che comprende anche la parte medica.
Spesso questi approcci vengono combinati tra loro, e affiancati al lavoro del logopedista quando ci sono difficoltà di masticazione o deglutizione.
Il ruolo della famiglia
La ricerca mostra che i genitori, se ben preparati e accompagnati, possono partecipare attivamente al percorso con ottimi risultati. È anche logico: i pasti si fanno a casa, tutti i giorni, ed è lì che il bambino deve imparare.
Per questo un buon percorso prevede momenti dedicati a te: il professionista ti spiega cosa si sta facendo e perché, ti mostra come fare, ti osserva e ti dà indicazioni. Non ti viene chiesto di improvvisare, ma di seguire un programma preciso, costruito per tuo figlio, con qualcuno a cui fare riferimento quando le cose non vanno come previsto. Ne ho parlato più in generale in Il tuo ruolo più importante è essere il genitore.
Cosa aspettarti dal percorso
Un percorso sulla selettività di solito attraversa tre fasi.
La valutazione. Si escludono problemi medici o di masticazione, si raccolgono informazioni, si definiscono insieme gli obiettivi.
Il lavoro. Sedute regolari, spesso brevi all'inizio, con un monitoraggio costante dei progressi. Quello che il bambino impara viene poi portato, gradualmente, nei pasti di tutti i giorni.
Il mantenimento. Un cibo "conquistato" va mantenuto nella dieta, altrimenti può essere perso. Si lavora anche perché il bambino riesca a mangiarlo in contesti diversi, come la scuola o la casa dei nonni.
I tempi sono spesso lunghi, e i progressi possono sembrare piccoli. Ma ogni cibo in più è un passo importante per la salute del bambino e per la vita di tutta la famiglia.
Come riconoscere un buon percorso
Alcune domande che puoi fare a chi ti propone un intervento sulla selettività: è stata fatta una valutazione medica? Come sono stati scelti gli obiettivi? Come verranno misurati i progressi? Come sarò coinvolto io? Cosa succede se mio figlio è molto in difficoltà?
Un buon professionista risponde volentieri. E ricordati che l'obiettivo non è un bambino che mangia di tutto, ma un bambino che mangia abbastanza cibi diversi da crescere bene, e per cui il cibo non sia più un ostacolo alla vita di tutti i giorni.
Gli altri articoli della serie
- Mio figlio mangia solo tre cose
- Perché l'alimentazione conta così tanto
- Solo quella marca, solo quella consistenza: perché alcuni bambini scelgono il cibo così
- Selettività alimentare: cosa valutare prima e chi coinvolgere
- A tavola: perché il momento del pasto può essere così faticoso
Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Gli interventi descritti vanno valutati, scelti e seguiti da professionisti qualificati, dopo aver escluso eventuali cause mediche con il pediatra.