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Selettività alimentare: cosa valutare prima e chi coinvolgere

Prima di lavorare sulle abitudini, bisogna escludere cause mediche e capire da dove partire. Ecco le figure coinvolte e gli strumenti che usano.

Hai deciso che è il momento di affrontare la questione del cibo. Magari te l'ha suggerito il pediatra, magari sei arrivato tu alla conclusione che così non si può andare avanti. E adesso ti chiedi: da dove si comincia? A chi mi rivolgo?

Questo articolo fa parte di una serie sull'alimentazione. Se non l'hai ancora fatto, parti da Mio figlio mangia solo tre cose.

Un'avvertenza importante Questo articolo serve a capire meglio la selettività alimentare, non a dare indicazioni su cosa fare. È un terreno delicato: le strategie improvvisate, anche fatte con le migliori intenzioni, rischiano di irrigidire il bambino e di ridurre ancora di più i cibi che accetta. Se sei preoccupato, il passo giusto è parlarne con il pediatra e con i professionisti che seguono tuo figlio.

Prima di tutto: il corpo

Quando un bambino rifiuta molti cibi, la tentazione è pensare subito a una questione di comportamento o di sensorialità. A volte è così. Ma prima di lavorare sulle abitudini è importante escludere che ci sia qualcosa, nel corpo, che rende il mangiare davvero sgradevole o faticoso.

Questo vale per tutti i bambini, ma ancora di più per quelli che comunicano poco. Un bambino che non riesce a dire "mi fa male la pancia" o "mi brucia quando deglutisco" può esprimere il disagio solo rifiutando il cibo.

Alcune situazioni che il pediatra, a volte insieme a uno specialista, può valutare:

Problemi gastrointestinali. La stitichezza è molto frequente e può togliere l'appetito. Il reflusso può rendere doloroso mangiare, soprattutto certi cibi. Anche intolleranze o allergie alimentari, o infiammazioni dell'esofago, possono portare un bambino a evitare alcuni alimenti.

Problemi alla bocca e ai denti. Una carie, una gengiva infiammata, un dente che sta spuntando possono rendere doloroso masticare.

Difficoltà di masticazione e deglutizione. Alcuni bambini rifiutano certi cibi perché fanno davvero fatica a gestirli in bocca: masticano poco, trattengono il cibo in bocca a lungo, hanno conati con i pezzi, tossiscono. In questo caso non è "non voglio", ma "non riesco", ed è una differenza fondamentale.

Esperienze passate. Un bambino nato prematuro, alimentato con il sondino nei primi mesi, o che ha avuto episodi di soffocamento o vomito importanti, può avere un rapporto con il cibo segnato da queste esperienze.

Se tuo figlio mangia poco e ha anche uno di questi segnali, raccontalo al pediatra con precisione.

Una parola sulla diagnosi

Potresti sentir parlare di ARFID, che sta per disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo. È una diagnosi che descrive una selettività o un rifiuto del cibo così importanti da avere conseguenze sulla salute, sulla crescita o sulla vita quotidiana, e che non dipendono dalla preoccupazione per il peso o per l'aspetto fisico.

Può essere presente insieme all'autismo, ma non tutti i bambini autistici selettivi hanno un ARFID. È una valutazione che spetta al professionista, e che serve soprattutto a riconoscere quando il problema merita un intervento più strutturato.

Chi può essere coinvolto

La selettività alimentare è uno di quei problemi in cui spesso servono più figure, ognuna con il suo pezzo di competenza. Non sempre servono tutte, e dipende molto da come sono organizzati i servizi della tua zona.

Il pediatra è il punto di partenza: controlla crescita e salute generale, può prescrivere esami del sangue per verificare eventuali carenze e ti invia agli specialisti quando serve.

Il gastroenterologo pediatrico entra in gioco quando ci sono sospetti di problemi digestivi.

Il nutrizionista o dietista valuta se la dieta attuale copre i bisogni del bambino e, se serve, indica come integrarla in modo sicuro, anche con eventuali supplementi. Gli integratori non andrebbero mai iniziati "di testa propria".

Il logopedista valuta le abilità della bocca: masticare, spostare il cibo con la lingua, deglutire. Se ci sono difficoltà, lavora su queste.

Il terapista occupazionale o il neuropsicomotricista possono dare indicazioni sugli aspetti sensoriali e sulla postura a tavola.

Lo psicologo o il professionista che lavora con approccio comportamentale si occupa di capire cosa mantiene il rifiuto e di costruire un programma graduale per ampliare la dieta, lavorando molto con i genitori. Ne ho parlato in Cos'è l'intervento ABA.

Idealmente queste figure si parlano tra loro. Nella pratica, molto spesso, sei tu a tenere insieme i pezzi. Un consiglio: porta a ogni incontro le informazioni raccolte, e chiedi a ciascuno di scrivere le proprie indicazioni, così che gli altri possano leggerle.

Il primo strumento: il diario alimentare

Come per il sonno, prima di cambiare qualcosa bisogna osservare. Il diario alimentare è lo strumento più utile per chi seguirà tuo figlio, e spesso è proprio il professionista a chiederti di compilarlo, per una o due settimane. Di solito si annotano:

  • cosa hai proposto a ogni pasto e spuntino, e cosa ha mangiato davvero, anche solo in modo approssimativo;
  • cosa beve durante la giornata, compresi latte e succhi;
  • come rifiuta i cibi che non vuole: li ignora, li allontana, li sputa, ha conati, piange, si alza;
  • dove e con chi ha mangiato, quanto è durato il pasto, se c'erano schermi accesi;
  • come vanno le evacuazioni.

Spesso viene chiesta anche una lista di tutti i cibi che il bambino accetta, specificando marca, preparazione, consistenza, temperatura e colore se sono importanti per lui. Sembra un dettaglio, ma è su questa lista che si costruirà il percorso: i nuovi cibi, di solito, si scelgono partendo da quelli che assomigliano a quelli già accettati. Perché dettagli come la marca o la consistenza contano così tanto l'ho spiegato in Solo quella marca, solo quella consistenza.

Cosa aspettarti dalla valutazione

Un professionista che si occupa di selettività alimentare ti farà molte domande sulla storia del bambino, dai primi mesi allo svezzamento fino a oggi. Vorrà sapere cosa mangia, cosa rifiuta, cosa succede durante i pasti e cosa fate voi quando rifiuta. A volte chiederà di osservare un pasto, dal vivo o in video.

Non è un esame per te. Non si tratta di capire "cosa hai sbagliato", ma di capire come funziona il rapporto di tuo figlio con il cibo, così da scegliere il punto di partenza giusto.

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Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Le figure coinvolte e i percorsi possono variare in base ai servizi della tua zona. Se tuo figlio perde peso, tossisce o si soffoca durante i pasti, rivolgiti subito al pediatra.

📖 Fonti e Riferimenti

  • Ledford, J.R. & Gast, D.L. (2006). Feeding Problems in Children with Autism Spectrum Disorders: A Review. Focus on Autism and Other Developmental Disabilities, 21(3)
  • American Psychiatric Association (2013). DSM-5: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th ed. — ARFID criteria