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Cos'è l'intervento ABA: approccio, obiettivi e cosa aspettarsi

Dopo la diagnosi, tra le prime indicazioni c'è spesso "serve un intervento ABA". Cosa vuol dire, come si lavora e cosa puoi aspettarti, spiegato da chi lo usa ogni giorno.

Dopo la diagnosi, tra le prime indicazioni che ricevi c'è spesso questa: "serve un intervento ABA". Magari te l'hanno detto in fretta, alla fine di un colloquio già pieno di informazioni. Poi cerchi online e trovi di tutto: centri che promettono risultati straordinari, pacchetti di ore, e dall'altra parte critiche molto dure. Alla fine hai più dubbi di prima.

In questo articolo ti spiego cos'è l'ABA, come si lavora, su cosa, e cosa puoi aspettarti. Lo faccio da clinico che lavora con questo approccio ogni giorno, e che proprio per questo vuole dirti anche le cose meno comode.

Cosa vuol dire ABA

ABA sta per Applied Behavior Analysis, cioè analisi applicata del comportamento. Non è un metodo unico o una singola tecnica, ma una disciplina: studia come le persone imparano e perché si comportano in un certo modo, e usa queste conoscenze per insegnare abilità nuove.

Il principio di base è semplice. Quello che succede prima e dopo un comportamento influenza la probabilità che quel comportamento si ripeta. Se un bambino chiede l'acqua e la ottiene, sarà più probabile che la chieda di nuovo. Su questo principio, che vale per tutti noi, si costruisce un lavoro molto preciso e personalizzato.

Un approccio di stampo cognitivo comportamentale

L'ABA fa parte della grande famiglia degli approcci cognitivo comportamentali. Ne condivide la filosofia: partire da ciò che si può osservare, definire obiettivi chiari, verificare con i dati se quello che si fa funziona, e basarsi sulle evidenze scientifiche invece che sulle impressioni.

Dentro questa famiglia, l'ABA si concentra soprattutto su come il bambino impara e su come interagisce con l'ambiente intorno a lui. Per questo è particolarmente adatta ai bambini piccoli e a chi comunica ancora poco. Con i bambini più grandi e con buone capacità di linguaggio, lo stesso approccio può lavorare anche su pensieri ed emozioni, per esempio per gestire l'ansia.

Com'è cambiata l'ABA

C'è un'idea dell'ABA che circola ancora molto: che sia una specie di "addestramento", fatto a tavolino, in modo rigido, ripetendo lo stesso esercizio finché il bambino non esegue. È un mito, ma ha una sua origine. Se cerchi online troverai critiche all'ABA, anche da parte di persone autistiche adulte, e molte riguardano proprio il modo in cui veniva praticata in passato: sessioni molto rigide, per tantissime ore, con l'obiettivo di rendere il bambino il più possibile "normale" e con poca attenzione a come si sentisse.

Queste critiche vanno prese sul serio, e hanno contribuito a cambiare il modo di lavorare. Oggi l'ABA è molto diversa: segue i bisogni e gli interessi del bambino, parte dalla sua motivazione, usa il gioco e le situazioni naturali, rispetta il suo modo di essere e ha come obiettivo la sua qualità di vita, non la sua "normalità". Non si lavora per eliminare i comportamenti che lo aiutano a regolarsi, come le stereotipie, a meno che non interferiscano con qualcosa di importante per lui.

Un buon intervento ABA, oggi, dovrebbe essere qualcosa in cui il bambino, la maggior parte delle volte, sta bene.

Come si lavora

Un intervento comincia sempre con una valutazione: capire cosa il bambino sa già fare, cosa lo motiva, dove ha più bisogno di aiuto. Da qui si definiscono gli obiettivi, che devono essere concreti e osservabili. Non "migliorare la comunicazione", ma per esempio "chiedere un oggetto desiderato con una parola o un gesto, senza aiuto".

Il lavoro può svolgersi in momenti più strutturati, seduti al tavolo con materiali preparati, oppure dentro il gioco e le attività quotidiane. Di solito si usano entrambi, in proporzioni diverse a seconda del bambino e dell'obiettivo. Nel gioco si insegna sfruttando quello che interessa al bambino in quel momento: ne ho parlato in Quando impara senza che te ne accorgi.

Alcuni strumenti ricorrono spesso: l'aiuto graduale, che viene dato e poi tolto poco alla volta (L'arte dell'aiuto gentile); la scomposizione di un'abilità complessa in piccoli passi (Dalle grandi sfide ai piccoli passi); i sistemi di rinforzo come la token economy (Token Economy: guida per genitori); i supporti visivi come agende e timer.

Un aspetto che caratterizza l'ABA è la raccolta dei dati. Chi lavora con il bambino annota regolarmente come va su ogni obiettivo. Può sembrare freddo, ma serve a una cosa importante: capire se quello che si sta facendo funziona, e cambiarlo se non funziona.

Su cosa si lavora

Gli obiettivi dipendono completamente dal bambino, ma alcune aree ricorrono spesso.

La comunicazione è quasi sempre al centro: imparare a chiedere quello che si vuole, a dire di no, a chiedere aiuto, con le parole, con i gesti o con strumenti come le immagini. Poter comunicare cambia la vita del bambino e di tutta la famiglia.

Poi ci sono le abilità che aiutano a imparare, come guardare l'altro, imitare, seguire semplici indicazioni. Il gioco, per ampliare il modo in cui il bambino usa i giochi e poterlo condividere con gli altri. Le abilità sociali, dall'aspettare il turno all'interagire con un coetaneo. Le autonomie della vita quotidiana, come mangiare, vestirsi, usare il bagno.

C'è infine il lavoro sui comportamenti problema, cioè quelli che mettono a rischio il bambino o gli altri, o che gli impediscono di partecipare alla vita di tutti i giorni. Qui l'approccio non è "fermare" il comportamento, ma capire a cosa serve e insegnare al bambino un modo migliore per ottenere la stessa cosa. Ne ho parlato in Capire i comportamenti problema.

Quante ore, e per quanto tempo

È una delle domande che mi fanno più spesso, ed è anche quella su cui circolano più numeri. La risposta onesta è che non esiste una quantità fissa, valida per tutti.

L'intensità dell'intervento si decide in base ai bisogni del bambino: la sua età, il suo profilo, gli obiettivi su cui si sta lavorando, il momento del percorso in cui si trova, e anche quanto riesce a sostenere senza affaticarsi. In una certa fase può servire un intervento più intenso, in un'altra un lavoro più mirato con meno ore. E la frequenza cambia nel tempo, man mano che gli obiettivi vengono raggiunti e ne compaiono di nuovi.

Più del numero di ore, conta che l'intervento sia continuativo, che gli obiettivi siano chiari e rivisti periodicamente, e che quello che il bambino impara in terapia venga portato anche a casa e a scuola. Se hai dubbi sull'intensità che ti è stata proposta, chiedi a chi segue tuo figlio come l'ha stabilita: un buon professionista sa spiegartelo.

Il tuo ruolo

Il genitore, in un buon intervento ABA, non è uno spettatore. Sei la persona che passa più tempo con il bambino, e quello che succede a casa conta tantissimo perché le abilità imparate in terapia diventino davvero sue.

Questo non vuol dire che tu debba diventare un terapista, né che debba inventare esercizi da solo. Vuol dire essere coinvolto, conoscere gli obiettivi, sapere come comportarti in alcune situazioni chiave seguendo le indicazioni del professionista, e raccontare a chi lavora con il bambino quello che vedi a casa. Ne ho parlato in Il tuo ruolo più importante è essere il genitore.

In sintesi

L'ABA non è una bacchetta magica, e diffida di chi te la presenta così. È un approccio serio, con un solido fondamento scientifico, che se fatto bene può aiutare molto il bambino a comunicare, imparare e partecipare alla vita di tutti i giorni. La differenza la fa come viene fatto.

Proprio per questo ho scritto una guida per aiutarti a capire se l'intervento che stai valutando, o che tuo figlio sta già facendo, va nella direzione giusta: Come riconoscere un buon intervento ABA.


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Ogni intervento va definito e seguito da professionisti qualificati, sulla base della valutazione del singolo bambino.

📖 Fonti e Riferimenti