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Come dirlo ai nonni, ai fratelli, alla maestra

Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Per informazioni sulle procedure scolastiche nella…

La diagnosi è arrivata, e tu la stai ancora elaborando. Ma intorno a te ci sono persone che fanno domande, che danno consigli non richiesti, che notano. Prima o poi ti chiedi: a chi lo dico? Come? E devo dirlo per forza?

Prima di tutto: non devi niente a nessuno

La diagnosi di tuo figlio è un'informazione che riguarda lui e la vostra famiglia. Sei tu a decidere con chi condividerla, quando e quanto. Non c'è un tempo giusto uguale per tutti. Alcuni genitori sentono il bisogno di parlarne subito, altri hanno bisogno di mesi per farlo. Entrambe le cose vanno bene.

Detto questo, condividere la diagnosi con le persone che passano tempo con il bambino di solito aiuta lui, prima ancora che te. Chi sa, capisce meglio certi comportamenti e può comportarsi in modo più adatto.

I nonni

I nonni reagiscono in modi molto diversi. Alcuni sono un sostegno enorme fin dal primo giorno. Altri negano ("ma no, è solo timido, anche tu eri così"), altri ancora si sentono in colpa o si preoccupano soprattutto per te.

Qualche consiglio pratico. Parla loro più di tuo figlio che dell'autismo: cosa gli piace, cosa lo mette in difficoltà, cosa lo aiuta. È più concreto e più facile da accogliere di una definizione clinica. Dai loro indicazioni semplici e pratiche, per esempio "quando è agitato ha bisogno di un posto tranquillo, non di essere consolato con tante parole". Se c'è negazione, non serve convincerli a tutti i costi: a volte ci vuole tempo, e vedere il bambino fare progressi con il giusto aiuto è più convincente di qualsiasi discorso.

Se vuoi, puoi portarli con te a un incontro con chi segue il bambino. Sentirlo da un professionista, a volte, cambia le cose.

I fratelli

I fratelli si accorgono di tutto, anche quando pensiamo che siano troppo piccoli. Spesso si chiedono perché il fratello riceve più attenzioni, perché "può fare certe cose" e loro no, o perché si comporta in modo diverso.

Con i bambini piccoli bastano spiegazioni semplici e concrete: "Il cervello di tuo fratello funziona in modo un po' diverso. Per lui è difficile parlare, e certi rumori gli danno molto fastidio. Per questo a volte si arrabbia". Con i più grandi puoi entrare più nel dettaglio e rispondere alle loro domande con onestà.

Ricordati di trovare anche del tempo solo per loro. Non per compensare, ma perché anche loro hanno bisogno di sentirsi visti. E se ti accorgi che un fratello fatica, parlane con chi segue la famiglia: esistono percorsi e gruppi pensati proprio per i fratelli.

La scuola

Con la scuola il discorso è un po' diverso, perché la documentazione serve anche ad attivare supporti concreti, come l'insegnante di sostegno. Ma al di là delle pratiche, il rapporto con le insegnanti è fondamentale.

Prova a chiedere un colloquio all'inizio dell'anno. Porta informazioni pratiche: come comunica tuo figlio, cosa lo aiuta a stare tranquillo, quali sono i segnali che precedono una crisi, cosa lo motiva. Se usa strumenti come agende visive o immagini per comunicare, spiegali e, se possibile, fornisci del materiale.

Chiedi anche alla scuola come vuole tenerti aggiornato: un quaderno, dei messaggi, colloqui periodici. Una comunicazione regolare evita molte incomprensioni.

Gli altri genitori e gli sconosciuti

Al parco, al supermercato, alle feste di compleanno. Qui non devi spiegazioni a nessuno. Alcuni genitori trovano utile avere pronta una frase breve, tipo "è autistico, a volte ha bisogno di un po' di spazio". Altri preferiscono non dire nulla. Scegli quello che fa stare meglio te e tuo figlio.

E a lui?

Prima o poi arriverà anche il momento di parlarne con tuo figlio. È un tema importante e delicato, che merita un articolo a parte. Per ora ti dico solo che non c'è fretta, e che quando arriverà il momento non sarai da solo: chi lo segue può aiutarti a trovare le parole e i modi giusti per lui.


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Per informazioni sulle procedure scolastiche nella tua zona, rivolgiti alla scuola o al servizio che segue tuo figlio.