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Come riconoscere un buon intervento ABA

Le domande da fare, i segnali positivi e i campanelli d'allarme per capire se l'intervento che tuo figlio sta facendo va nella direzione giusta.

Hai trovato un centro, o te ne hanno proposto uno. Oppure tuo figlio fa già un intervento da qualche mese, ma non sai bene come valutarlo. Da genitore è difficile giudicare il lavoro di un professionista: non hai la formazione tecnica, e spesso hai paura che fare domande sembri una mancanza di fiducia.

Non lo è. In questo articolo ti propongo le domande che farei io, e i segnali a cui fare attenzione. Non servono a controllare nessuno, servono a costruire un rapporto chiaro con chi segue tuo figlio.

Fare domande è un tuo diritto

Un buon professionista è contento quando un genitore fa domande, perché significa che è coinvolto. Se ti senti a disagio a chiedere, o se le tue domande vengono accolte con fastidio, questo è già un'informazione.

Le domande da fare

Chi lavora con mio figlio e che formazione ha? Spesso l'intervento è svolto da terapisti che lavorano direttamente con il bambino, sotto la guida di un supervisore. È legittimo chiedere che percorso hanno fatto e che esperienza hanno con bambini come il tuo.

Chi supervisiona il lavoro, e ogni quanto? La supervisione è il cuore di un buon intervento. Qualcuno con esperienza deve rivedere regolarmente il programma, osservare il lavoro e aggiustarlo. Chiedi come avviene e con quale frequenza.

Quali sono gli obiettivi, e come li misurate? Dovresti poter conoscere gli obiettivi su cui si sta lavorando, scritti in modo concreto e comprensibile. E dovresti poter sapere come vengono misurati i progressi.

Come sono stati scelti questi obiettivi? Devono partire da una valutazione di tuo figlio e tenere conto di quello che è importante per la vostra vita quotidiana. Anche la tua opinione su cosa è prioritario conta.

Come viene stabilita l'intensità dell'intervento? Non esiste un numero di ore uguale per tutti. Il professionista dovrebbe saperti spiegare perché ha proposto quella frequenza per tuo figlio, e quando pensa di rivederla.

Come sarò coinvolto io? Un buon intervento prevede momenti dedicati ai genitori: incontri, indicazioni pratiche, a volte la possibilità di osservare le sedute.

Come vi coordinate con la scuola e con gli altri terapisti? Il bambino è uno solo. Chi lavora con lui dovrebbe parlarsi, o almeno essere disponibile a farlo.

I segnali positivi

Ci sono alcune cose che, in generale, indicano che l'intervento sta andando nella direzione giusta.

Tuo figlio va volentieri in terapia, o almeno, dopo un periodo di adattamento, non la vive con angoscia. Il lavoro parte da quello che gli piace e usa il gioco. Gli obiettivi riguardano cose utili nella sua vita reale, come comunicare, giocare, essere più autonomo. Ricevi aggiornamenti periodici chiari. Quando qualcosa non funziona, viene cambiato. E tu ti senti ascoltato.

I campanelli d'allarme

Altri segnali, invece, meritano una riflessione, e se possibile una conversazione aperta con chi segue tuo figlio.

Promesse di risultati. Nessun professionista serio può garantirti che tuo figlio "recupererà" o "uscirà dallo spettro". Diffida di chi usa queste parole.

Obiettivi vaghi o non condivisi. Se non sai su cosa si sta lavorando, o gli obiettivi sono generici come "migliorare il comportamento", manca qualcosa.

Nessun dato, nessun aggiornamento. Se dopo mesi nessuno sa dirti come stanno andando le cose, in modo concreto, c'è un problema.

Supervisione assente o sporadica. Se il bambino è seguito solo da operatori che nessuno supervisiona, la qualità dell'intervento dipende tutta dalla loro esperienza individuale.

Genitori esclusi. Se non puoi sapere cosa succede in seduta, o se il tuo coinvolgimento non è previsto, l'intervento perde molto della sua efficacia.

Solo tavolino e ripetizione. L'idea dell'ABA come "addestramento" rigido è un mito: oggi l'intervento segue i bisogni e gli interessi del bambino, e il lavoro strutturato al tavolo è solo una parte, affiancata dal gioco e dalle situazioni naturali. Se vedi che tuo figlio passa quasi tutto il tempo seduto a ripetere esercizi, o che l'obiettivo principale sembra essere solo farlo stare fermo ed eseguire, chiedi come si inserisce questo lavoro nel suo percorso e cosa si fa per il resto del tempo.

Un bambino costantemente in difficoltà. Qualche momento di fatica o di protesta è normale, anche perché imparare cose nuove costa sforzo. Ma se tuo figlio è spesso molto stressato, piange ad ogni seduta, o sembra avere paura, è giusto parlarne subito.

Se qualcosa non ti convince

Non devi trarre conclusioni da un singolo segnale, e non devi cambiare servizio al primo dubbio. La cosa migliore è parlarne direttamente con il supervisore o con il responsabile dell'intervento: spesso un chiarimento risolve molto.

Se il dubbio resta, puoi chiedere un parere al neuropsichiatra o al servizio che ha in carico tuo figlio. Sono lì anche per questo.

Se vuoi ripassare cos'è l'ABA e come dovrebbe funzionare, trovi tutto qui: Cos'è l'intervento ABA.


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Non vuole essere una valutazione di specifici centri o servizi, ma uno strumento per aiutare i genitori a dialogare con chi segue il proprio figlio.