Mangia i cracker, ma solo quelli di quella marca. Se compri gli stessi cracker di un'altra marca, identici a vederli, li riconosce al primo morso e li rifiuta. Mangia la pasta, ma solo quella formato e solo in bianco. Se un pezzettino di sugo tocca il piatto, il pranzo è finito. Da fuori può sembrare un capriccio. In realtà dietro queste scelte c'è spesso una logica precisa.
Questo articolo fa parte di una serie sull'alimentazione. Se non l'hai ancora letto, parti da Mio figlio mangia solo tre cose.
Un'avvertenza importante Questo articolo serve a capire cosa può esserci dietro certi comportamenti a tavola, non a dare indicazioni su cosa fare. La selettività alimentare è un terreno delicato: le strategie improvvisate, anche fatte con le migliori intenzioni, rischiano di irrigidire il bambino e di ridurre ancora di più i cibi che accetta. Se sei preoccupato, il passo giusto è parlarne con il pediatra e con i professionisti che seguono tuo figlio.
Cosa dice la ricerca
Uno studio americano ha chiesto ai genitori di bambini autistici e di bambini a sviluppo tipico, tra i 3 e gli 11 anni, per quali motivi i loro figli rifiutassero certi cibi. I risultati aiutano a capire meglio cosa succede.
La consistenza era il motivo più frequente: riguardava circa tre bambini autistici su quattro, contro circa uno su tre degli altri bambini.
Il sapore e l'odore venivano indicati per circa la metà dei bambini autistici, contro pochissimi bambini a sviluppo tipico.
I cibi misti, cioè preparazioni in cui più ingredienti sono mescolati insieme, erano rifiutati da quasi un bambino autistico su due.
La marca e la forma del cibo erano motivi di rifiuto molto più frequenti nei bambini autistici, mentre tra gli altri bambini erano quasi assenti.
Un dato curioso riguarda il colore, la temperatura e il fatto che i cibi si tocchino nel piatto: in quello studio erano motivi di rifiuto comuni in entrambi i gruppi, con differenze piccole. Questo non vuol dire che per tuo figlio non contino, ma ricorda che alcune "stranezze" a tavola sono molto più diffuse di quanto pensiamo, anche tra i bambini senza nessuna diagnosi.
Altri studi hanno mostrato che la selettività nei bambini autistici tende a essere stabile nel tempo, e che è strettamente legata alla sensibilità sensoriale: i bambini più sensibili agli stimoli, in particolare in bocca, rifiutano più cibi e mangiano meno verdure.
Le consistenze: quello che succede in bocca
Per molti bambini la consistenza di un cibo è più importante del suo sapore. La bocca è una delle parti più sensibili del corpo, e per un bambino con un profilo sensoriale particolare, certe sensazioni possono essere davvero intense, a volte sgradevoli.
Un cibo viscido, granuloso, filamentoso, o che cambia consistenza mentre lo mastichi, come un frutto succoso o una verdura che prima scrocchia e poi diventa molle, può essere difficile da tollerare. Allo stesso modo, un bambino può rifiutare tutto ciò che è morbido e accettare solo cibi croccanti, o al contrario solo cibi lisci e omogenei.
I cibi misti sono spesso i più difficili per un motivo semplice: ogni boccone è diverso. In una minestra con i pezzi, in un piatto di pasta al sugo con le verdure, il bambino non sa mai cosa troverà sotto i denti. Per chi ha bisogno di prevedibilità, questo è molto faticoso.
Odori e sapori
Alcuni bambini sono molto sensibili agli odori. Un odore che per noi è appena percettibile, come quello del pesce o di certe verdure cotte, per loro può essere invadente, al punto da rendere difficile anche solo stare a tavola.
Lo stesso vale per i sapori. Molti bambini preferiscono sapori delicati e costanti, e rifiutano quelli forti, amari o acidi. È anche per questo che le verdure, spesso un po' amare e dal sapore variabile, sono tra i cibi più rifiutati.
Il colore e l'aspetto
Molti genitori raccontano di bambini che mangiano soprattutto cibi chiari: pane, pasta, riso, patate, cracker, biscotti. Non è un caso che siano anche cibi dal sapore delicato, dalla consistenza uniforme e dall'aspetto sempre uguale.
A volte il colore diventa un segnale: se un cibo "sicuro" è sempre giallo chiaro, un cibo dello stesso tipo ma più scuro, o con una macchiolina, può essere percepito come diverso e quindi rifiutato. Il bambino non sta giudicando il colore in sé, ma sta usando l'aspetto per capire se quel cibo è quello che conosce.
Perché proprio quella marca
Questa è una delle cose che più stupiscono i genitori. Perché un bambino accetta un certo biscotto solo di una marca, e rifiuta lo stesso biscotto di un'altra marca, che a noi sembra identico?
Le spiegazioni possono essere diverse, e spesso si sommano.
Per lui non è identico. Due prodotti simili possono avere piccole differenze di salatura, dolcezza, croccantezza, spessore o forma. Noi non ce ne accorgiamo, ma un bambino molto sensibile sì. Per lui sono davvero due cibi diversi.
I prodotti confezionati sono sempre uguali. Un pomodoro non è mai uguale a un altro: cambia il colore, la dolcezza, la consistenza. Un cracker industriale di una certa marca, invece, è identico ogni volta, in ogni pacchetto, in ogni negozio. Per un bambino che cerca prevedibilità, è una sicurezza enorme. È anche per questo che molti bambini selettivi preferiscono cibi confezionati.
La confezione è parte del cibo. Per molti bambini la confezione è il segnale che quel cibo è "quello giusto". Se la marca cambia la grafica della scatola, può succedere che il bambino smetta di mangiare lo stesso identico prodotto. Non ha cambiato gusto: è cambiato il segnale che gli diceva "questo è sicuro".
Il legame con la rigidità
Tutto questo si collega a una caratteristica centrale dell'autismo: il bisogno che le cose restino uguali, quella che i manuali chiamano insistenza sulla stessa cosa. È lo stesso bisogno che porta un bambino a voler fare sempre la stessa strada, a mettere i giochi sempre nello stesso ordine, a vivere male i cambi di routine.
A tavola questo bisogno si vede in molti modi: lo stesso piatto, lo stesso bicchiere, la stessa sedia, il cibo preparato sempre allo stesso modo, i cibi separati nel piatto. Gli studi mostrano che i bambini autistici con selettività insistono più spesso degli altri su queste cose.
Capire questo legame aiuta a guardare la selettività con occhi diversi. Il bambino non sta facendo i capricci, e non è "viziato". Sta cercando, nel modo che conosce, di rendere prevedibile un momento che per lui è pieno di incognite.
Perché è importante saperlo
Conoscere questi meccanismi ha due vantaggi. Il primo è che toglie un peso: molti genitori si sentono giudicati o si chiedono cosa hanno sbagliato. Sapere che dietro la selettività ci sono ragioni sensoriali e di funzionamento, non educative, aiuta a smettere di sentirsi in colpa.
Il secondo è che queste informazioni sono preziose per chi segue tuo figlio. Sapere se rifiuta per la consistenza, l'odore, l'aspetto o la marca aiuta il professionista a capire da dove partire. Per questo, se riesci, annota anche questi dettagli: non solo cosa mangia, ma come lo vuole, di che marca, preparato in che modo. Ne parlo in Selettività alimentare: cosa valutare prima e chi coinvolgere.
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Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Per qualsiasi dubbio sull'alimentazione di tuo figlio, rivolgiti al pediatra e al servizio che lo ha in carico.
Fonti principali: Hubbard e colleghi (2014), Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics; Chistol e colleghi (2018), Journal of Autism and Developmental Disorders; Suarez, Nelson e Curtis (2014), Autism; Schreck e Williams (2006), Research in Developmental Disabilities.