Sono le due di notte e lui è sveglio. Di nuovo. Oppure si addormenta solo alle undici, dopo ore di tentativi, e solo se ti sdrai accanto a lui. La mattina siete tutti e due distrutti, e la giornata parte già in salita. Se ti riconosci in queste righe, sappi che non sei l'unico, e che non è colpa tua.
Questo è il primo di una piccola serie di articoli sul sonno. Qui ti spiego perché il sonno è così spesso un problema nei bambini autistici e perché vale la pena affrontarlo. Negli altri articoli entriamo nel pratico.
Un problema molto comune
Le difficoltà di sonno sono tra le più frequenti nei bambini autistici. Secondo gli studi riguardano più della metà di loro, molti più rispetto ai coetanei. Possono presentarsi in due modi principali: la fatica ad addormentarsi, con ore passate a girarsi nel letto, alzarsi, chiamare, oppure i risvegli, durante la notte o molto presto la mattina.
Non è un caso. La ricerca suggerisce che nell'autismo il sonno non sia solo un "effetto collaterale" ma qualcosa di più profondo. Nei bambini autistici sono più frequenti, per esempio, alcune differenze nei meccanismi che regolano l'orologio interno del corpo, quello che ci dice quando è ora di dormire e quando di stare svegli.
A questo si aggiungono altri fattori. Il profilo sensoriale, per cui un rumore lontano, la cucitura del pigiama o un filo di luce possono bastare a tenere sveglio un bambino molto sensibile. L'ansia, che spesso accompagna l'autismo e che rende difficile "staccare". E il bisogno di prevedibilità, che rende faticosi i passaggi, compreso quello dal giorno alla notte.
Perché vale la pena occuparsene
Ci sono tre falsi miti che sento spesso, anche da professionisti.
Il primo è che "i bambini autistici dormono male come tutti i bambini". Non è così: le difficoltà sono più frequenti, più intense e tendono a durare di più.
Il secondo è che "prima o poi passa da solo". A volte succede, ma spesso no. Molti problemi di sonno iniziati nella prima infanzia continuano anche negli anni successivi, se nessuno li affronta.
Il terzo è che "l'unica soluzione sono i farmaci". Nei bambini autistici esistono interventi comportamentali efficaci, che la ricerca indica come primo passo, e che molti genitori preferiscono. Questo non esclude che in alcuni casi il medico possa valutare anche un aiuto farmacologico, ma non dovrebbe essere l'unica strada proposta.
E poi c'è il motivo più importante: il sonno influenza tutto il resto. Un bambino che dorme male è spesso più irritabile, più rigido, ha più crisi durante il giorno e fa più fatica a imparare. E un genitore che non dorme da mesi è un genitore esausto. Ne ho parlato in modo approfondito in Perché il sonno conta così tanto.
Prima di tutto: escludere cause mediche
Prima di lavorare sulle abitudini, è importante capire se c'è qualcosa che disturba fisicamente il sonno del bambino. Alcuni problemi sono più frequenti nei bambini autistici e possono passare inosservati, soprattutto se il bambino comunica poco e non riesce a dirti che sta male.
Parlane con il pediatra se il tuo bambino russa o respira rumorosamente di notte, se sembra avere pause nel respiro, se soffre di stitichezza o di reflusso, se sembra avere mal di pancia, se ha un sonno molto agitato con movimenti continui delle gambe, se ha prurito o eczema, o se durante la notte fa movimenti strani che ti preoccupano. In questi casi il problema non si risolve con la routine, ma curando la causa.
Il sonno si può imparare
C'è un'idea che cambia molto il modo di guardare le cose: addormentarsi non è solo una questione biologica, è anche un'abilità. Come tutte le abilità, si impara, e si può insegnare.
Questo significa che molte difficoltà di sonno dipendono da quello che succede intorno al bambino: gli orari, cosa accade prima di andare a letto, com'è la stanza, cosa succede quando si sveglia. Sono tutte cose su cui si può lavorare, con calma e con metodo.
Il primo strumento: il diario del sonno
Prima di cambiare qualcosa, bisogna osservare. Lo strumento più utile è un diario del sonno, da compilare per almeno due settimane di fila. Ogni giorno annota a che ora il bambino va a letto, a che ora si addormenta, quante volte si sveglia e per quanto tempo, a che ora si sveglia la mattina, se ha fatto sonnellini durante il giorno, ed eventuali farmaci.
Sembra noioso, ma è preziosissimo. Ti aiuta a vedere cose che, stanco come sei, non noteresti. Ed è la base da cui partirà qualsiasi professionista che ti aiuterà.
Negli altri articoli della serie
- Perché il sonno conta così tanto (e cosa succede quando manca)
- La routine della nanna: come costruirla passo per passo
- La camera da letto e le abitudini che aiutano a dormire
- Si sveglia di notte o non vuole stare nel letto: gli interventi che possono aiutare
Una premessa vale per tutti: le indicazioni che trovi qui sono principi generali. Ogni bambino è diverso, e il modo migliore per affrontare il sonno è farlo insieme a chi lo segue.
Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se tuo figlio ha difficoltà di sonno, parlane con il pediatra e con il servizio che lo ha in carico.