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Si sveglia di notte o non vuole stare nel letto: gli interventi che possono aiutare

Non istruzioni da applicare da solo, ma una mappa degli interventi che un professionista può proporti, per arrivare preparato e costruire il percorso insieme.

Lo metti a letto, esci dalla stanza, e dopo due minuti è già in corridoio. Oppure si addormenta, ma alle tre è sveglio e chiama, piange, vuole giocare, vuole te. Hai provato di tutto: ignorarlo, sgridarlo, portarlo nel lettone. Niente sembra funzionare davvero.

Questo è l'ultimo articolo della serie sul sonno. Qui non trovi istruzioni da applicare da solo, ma una mappa degli interventi che un professionista può proporti. Sapere che esistono, come funzionano e perché vengono scelti ti aiuta ad arrivare preparato e a costruire il percorso insieme a chi segue tuo figlio.

Se non hai letto gli altri articoli, ti consiglio di partire da lì: Mio figlio non dorme, La routine della nanna, La camera da letto e le abitudini che aiutano a dormire.

Da dove parte il professionista

Quando un bambino si sveglia e non si riaddormenta, o si alza dal letto invece di dormire, di solito fa una di queste cose: si alza e lascia la stanza, piange o chiama, gioca nel letto, oppure parla da solo o fa movimenti ripetuti.

La prima cosa che un professionista cerca di capire non è solo "perché si sveglia?", ma anche "cosa succede dopo?". I comportamenti che si ripetono, infatti, di solito ottengono qualcosa. Il bambino che chiama e vede arrivare il genitore ottiene compagnia e attenzione. Quello che si alza e trova la TV accesa in salotto ottiene di stare sveglio con qualcosa di interessante. Quello che ha paura del buio e finisce nel lettone ottiene di non stare più al buio da solo. Per altri bambini, invece, il risveglio è legato a un malessere fisico o a un bisogno sensoriale.

Non lo fa "apposta" o per farti un dispetto. Semplicemente, ha imparato che quel comportamento funziona. Ne ho parlato più in generale in Capire i comportamenti problema.

Per capirlo, il professionista ti farà molte domande sulla notte e sulla giornata, a volte con interviste o questionari specifici sul sonno, e quasi sempre ti chiederà di compilare un diario del sonno per un paio di settimane. Solo dopo sceglierà l'intervento. È un passaggio che può sembrare lento, ma è quello che fa la differenza: lo stesso comportamento, in due bambini diversi, può avere ragioni diverse e richiedere interventi diversi.

La base di ogni intervento

Qualunque sia la strategia scelta, alcuni principi tornano sempre.

La notte diventa un momento tranquillo e prevedibile: interventi brevi, sempre uguali, poche parole, luce bassa, niente giochi né schermi.

Le cose che il bambino cerca di notte vengono date in abbondanza di giorno e prima di andare a letto: attenzione, coccole, tempo insieme, accesso alle attività che ama. Un bambino che ha ricevuto molta vicinanza durante la sera ha meno bisogno di cercarla alle tre di notte.

Routine, ambiente e abitudini, di cui ho parlato negli altri articoli, vengono sistemati prima o insieme agli interventi più mirati. Per alcuni bambini bastano già quelli.

Gli interventi più usati

Ecco gli approcci che più spesso i professionisti propongono. Alcuni sono molto graduali, altri più rapidi ma più impegnativi. La scelta dipende dal tipo di difficoltà, dall'età e dal profilo del bambino, e anche da quanto la famiglia se la sente di sostenere.

Quando il bambino si addormenta solo con il genitore accanto. Si lavora sul ridurre poco alla volta la presenza dell'adulto. Il genitore resta nella stanza, ma prima seduto sul letto, poi su una sedia accanto, poi con la sedia sempre più lontana, fino alla porta e poi fuori. Se il bambino dorme nel lettone, si può partire avvicinando due letti e allontanandoli gradualmente. Ogni passo si mantiene finché il bambino è tranquillo. Richiede tempo, ma è uno degli approcci più accettati dalle famiglie, perché il bambino non viene mai lasciato solo.

Quando il bambino è ansioso e non vuole che il genitore esca. Il genitore resta con lui ma esce per brevi momenti ("devo prendere una cosa, torno subito"), rientra davvero, e loda il bambino se è rimasto tranquillo nel letto. Le uscite si allungano via via. È adatto soprattutto ai bambini più grandi, e insegna che il genitore torna anche quando non è nella stanza.

Quando il bambino si alza o chiama continuamente. Si può usare un "pass della buonanotte": un cartoncino con il suo nome che il bambino può scambiare con il genitore per una breve uscita, per bere, andare in bagno o ricevere un ultimo abbraccio. Una volta usato, il pass non c'è più fino alla sera dopo, e col tempo il numero di pass si riduce. Funziona perché dà al bambino un po' di controllo e rende chiare le regole.

Quando il bambino resta a lungo sveglio nel letto. A volte il professionista interviene sull'orario: lo sposta temporaneamente più avanti, quando il bambino ha davvero sonno, e poi lo anticipa gradualmente verso quello desiderato, seguendo passo passo il diario del sonno. L'idea è che il letto torni a essere associato all'addormentarsi rapidamente, non al restare svegli e agitati.

Quando i risvegli sono mantenuti dalla risposta dell'adulto. Esistono interventi in cui le risposte del genitore al pianto o alle chiamate vengono ridotte, in modo graduale oppure più deciso. Nelle versioni graduali il genitore entra a controllare dopo intervalli di tempo stabiliti, via via più lunghi, con visite brevi e tranquille. Nelle versioni più decise il bambino viene riaccompagnato a letto ogni volta con un'interazione minima. Sono interventi efficaci, e gli studi disponibili non hanno trovato effetti negativi a lungo termine sui bambini. Sono però i più faticosi per la famiglia, perché spesso nelle prime notti il pianto aumenta prima di diminuire. Per questo vengono proposti solo dopo una valutazione accurata, dopo aver preparato bene i genitori e con un supporto frequente durante l'applicazione, e non sono indicati per i bambini molto piccoli.

Cosa aspettarti dal percorso

Un buon intervento sul sonno di solito segue tre fasi.

La preparazione. Raccolta delle informazioni, diario del sonno, esclusione di eventuali cause mediche con il pediatra, scelta dell'intervento insieme a te, tenendo conto di come stai tu e di cosa ti senti di fare. Poi una spiegazione chiara di cosa fare, notte per notte, anche con esempi pratici.

L'applicazione. Almeno due settimane di costanza prima di valutare se funziona, con tutti gli adulti che mettono a letto il bambino che fanno le stesse cose. Il diario continua, e il professionista resta disponibile per aggiustare il tiro quando serve.

Il mantenimento. Una volta raggiunti i risultati, si controlla che restino stabili nel tempo e si prepara la famiglia a gestire i momenti che possono rimettere in discussione il sonno, come una malattia, una vacanza o un cambiamento importante.

Se ti viene proposto un intervento sul sonno senza nessuna di queste fasi, per esempio solo un consiglio generico dato in fretta, è legittimo chiedere di approfondire.

Ne vale la pena

So che quando sei stremato l'idea di iniziare un percorso per il sonno può sembrare l'ennesima fatica. Ma il sonno è una delle cose che più cambiano la qualità della vita di una famiglia. Un bambino che dorme meglio è spesso un bambino più sereno di giorno, che impara meglio e ha meno crisi. E un genitore che torna a dormire è un genitore che ritrova energie, pazienza e un po' di sé. Se vuoi capire meglio quanto il sonno incida su tutto il resto, ne ho parlato in Perché il sonno conta così tanto.


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Gli interventi descritti vanno scelti e applicati con il supporto di chi segue tuo figlio, dopo aver escluso eventuali cause mediche con il pediatra.

📖 Fonti e Riferimenti

  • Malow, B.A. et al. (2012). A Practice Pathway for the Identification, Evaluation, and Management of Insomnia in Children and Adolescents with ASD. Pediatrics, 130(S2)
  • Turner, K.S. & Johnson, C.R. (2013). Behavioral Interventions to Address Sleep Disturbances in Children with Autism Spectrum Disorders. Topics in Early Childhood Special Education, 33(3)
  • Mindell, J.A. et al. (2006). Behavioral Treatment of Bedtime Problems and Night Wakings in Infants and Young Children. Sleep, 29(10)