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Perché il sonno conta così tanto (e cosa succede quando manca)

Il sonno non è una pausa. È uno degli ingredienti dello sviluppo, e quando manca se ne accorge tutta la giornata. E tutta la famiglia.

"Dorme poco, ma tanto è sempre carico." "Si abituerà." "Anche io da piccolo dormivo male." Sono frasi che sento spesso, e che nascono da un'idea diffusa: che il sonno sia una specie di pausa, un tempo vuoto in cui non succede niente. In realtà, mentre dormiamo, succedono moltissime cose. E quando il sonno manca, se ne accorge tutta la giornata.

Il sonno non è una pausa

Durante il sonno il corpo recupera le energie spese durante il giorno, il sistema immunitario si rinforza, la crescita va avanti. Ma soprattutto lavora il cervello: riorganizza quello che ha imparato, consolida i ricordi, "fa pulizia" e si prepara al giorno dopo.

Nei primi anni di vita questo lavoro è ancora più importante, perché il cervello si sta sviluppando a grande velocità. Alcuni studi hanno osservato che nei bambini che dormono meno, o che vanno a letto molto tardi, le aree del cervello che gestiscono le emozioni sono meno collegate tra loro. È un campo di ricerca ancora aperto, ma il messaggio è chiaro: il sonno è uno degli ingredienti dello sviluppo, non un'aggiunta facoltativa.

Cosa succede di giorno dopo una notte difficile

Pensa a come ti senti tu dopo una notte quasi insonne: più irritabile, meno paziente, con poca concentrazione, magari con meno voglia di stare con gli altri. Nei bambini succede lo stesso, spesso in modo ancora più evidente. E in un bambino che fatica già a regolarsi, la mancanza di sonno amplifica tutto.

Le emozioni. Un bambino stanco ha meno risorse per gestire la frustrazione, i cambiamenti, le richieste. Le crisi arrivano prima e durano di più.

Il comportamento. Nei bambini autistici gli studi mostrano un legame molto forte tra sonno e comportamenti problema: aggressività, irritabilità, iperattività, difficoltà di attenzione. In uno studio, i problemi di sonno spiegavano da soli circa un terzo delle difficoltà di comportamento osservate durante il giorno. I risvegli notturni, in particolare, erano quelli più collegati ai problemi del giorno dopo.

La rigidità. Quando il bambino dorme male tende a diventare più rigido e ripetitivo. Una possibile spiegazione è che, sentendosi disorientato e poco regolato, cerchi di recuperare il controllo rendendo tutto intorno a sé più prevedibile, e insistendo ancora di più sulle sue routine e sui suoi rituali.

L'ansia. Sonno e ansia si alimentano a vicenda: l'ansia rende più difficile addormentarsi, e dormire poco rende più ansiosi. È un circolo che, nei bambini autistici, trova spesso terreno fertile.

L'apprendimento. Un bambino stanco fa più fatica a prestare attenzione, a ricordare, a organizzarsi. Le cose imparate in terapia o a scuola si consolidano peggio. A volte i progressi rallentano, e la causa non è l'intervento ma le notti.

Sul lungo periodo

Quando le difficoltà di sonno durano a lungo, gli effetti possono farsi sentire anche negli anni successivi. La ricerca ha collegato i problemi di sonno persistenti nell'infanzia a una maggiore intensità delle caratteristiche autistiche, a difficoltà emotive e di comportamento in adolescenza, e a un rischio più alto di ansia e insonnia da adulti. Anche la salute fisica ne risente, per esempio con un maggiore rischio di sovrappeso.

Non te lo dico per spaventarti. Te lo dico perché è il motivo per cui il sonno non andrebbe mai considerato un problema "minore", da affrontare quando si sarà risolto il resto. Spesso è proprio da lì che conviene partire.

E la famiglia?

Quando un bambino dorme male, dorme male tutta la casa. I genitori accumulano stanchezza per mesi, a volte per anni. Aumentano la tensione, la tristezza, a volte i veri e propri sintomi depressivi, soprattutto nel genitore che si occupa di più delle notti. Si riducono il tempo e l'energia per la coppia e per gli altri figli.

Succede spesso che le famiglie si adattino, trovando mille compromessi pur di sopravvivere: il lettone, il divano, la TV accesa, i turni tra genitori. È umano e comprensibile. Il problema è che, a forza di adattarsi, il sonno di tutti peggiora un po' alla volta, finché la situazione diventa difficile da gestire. Chiedere aiuto prima è sempre più facile.

Cosa significa "igiene del sonno"

Con questa espressione si intende l'insieme delle abitudini che aiutano a dormire bene: orari regolari, una routine serale tranquilla, una stanza adatta, pochi schermi prima di dormire, un letto usato solo per dormire. Sono cose semplici, ma è proprio la loro somma, sera dopo sera, a fare la differenza.

Una buona igiene del sonno non risolve da sola tutte le difficoltà, soprattutto nei bambini autistici. Ma è la base su cui si costruisce qualsiasi altro intervento. Trovi tutto nella serie sul sonno:

Il sonno come parte del percorso

Se tuo figlio è seguito da un'équipe, parla del sonno. Racconta come sono le notti, anche se nessuno te lo chiede. Il sonno dovrebbe essere una delle prime cose da valutare quando si cerca di capire il funzionamento di un bambino, e una delle prime su cui intervenire quando qualcosa non va.

Dormire bene non è un lusso. Per tuo figlio è una delle condizioni per stare bene, imparare e crescere. E per te è una delle condizioni per poterlo accompagnare.


Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se tuo figlio ha difficoltà di sonno, parlane con il pediatra e con il servizio che lo ha in carico.

📖 Fonti e Riferimenti

  • Veatch, O.J. et al. (2017). Shorter sleep duration is associated with social impairment and comorbidities in ASD. Autism Research, 10(7)
  • Cohen, S. et al. (2014). The relationship between sleep and behavior in autism spectrum disorder. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 55(7)
  • Mazurek, M.O. & Sohl, K. (2016). Sleep and Behavioral Problems in Children with Autism Spectrum Disorder. Journal of Autism and Developmental Disorders, 46(6)