Tuo figlio ha due anni e mezzo. Poi leggi il referto e trovi scritto "età equivalente: 20 mesi". Oppure qualcuno, durante la restituzione, ti dice che "in alcune aree è come un bambino più piccolo". È una frase che può fare male, e che spesso viene capita in modo diverso da quello che vuole dire davvero.
In questo articolo ti spiego la differenza tra età cronologica ed età di sviluppo, come funzionano le tappe dello sviluppo e come si legge una delle valutazioni più usate nei bambini piccoli, la Griffiths III.
Due età diverse
L'età cronologica è semplicemente l'età anagrafica: quanti anni e mesi ha tuo figlio dal giorno in cui è nato. Nei bambini piccoli si esprime quasi sempre in mesi, perché in pochi mesi lo sviluppo cambia moltissimo.
L'età di sviluppo indica invece il livello a cui il bambino si trova in una certa area, confrontato con quello che fanno in media i bambini delle diverse età. Se un bambino di 30 mesi, nel linguaggio, mostra le competenze che in media mostrano i bambini di 24 mesi, si dice che in quell'area ha un'età di sviluppo, o età equivalente, di circa 24 mesi.
Le due età possono coincidere, oppure no. E soprattutto possono essere diverse da un'area all'altra nello stesso bambino.
Cosa non vuol dire
Qui voglio essere chiaro, perché è il punto su cui nascono più incomprensioni.
"Età di sviluppo 20 mesi" non vuol dire che tuo figlio "ha la testa di un bambino di 20 mesi", né che è "rimasto indietro di un anno" in tutto. Vuol dire una cosa molto più precisa e limitata: in quell'area, in quel momento, nelle prove proposte, le competenze che ha mostrato corrispondono in media a quelle dei bambini di quell'età.
Tuo figlio resta un bambino di due anni e mezzo, con la sua esperienza, i suoi interessi, il suo modo di stare al mondo. L'età di sviluppo descrive un pezzo del suo profilo, non tutta la persona.
Le tappe dello sviluppo: una finestra, non una data
Quando parliamo di tappe dello sviluppo, come i primi passi, le prime parole, il primo gesto di indicare, è facile immaginarle come appuntamenti fissi sul calendario. In realtà ogni tappa ha una finestra abbastanza ampia in cui viene raggiunta.
Prendiamo il camminare da soli. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i bambini sani imparano a camminare in una finestra che va, all'incirca, dagli 8 ai 18 mesi. Dieci mesi di differenza, e tutti dentro la normalità.
Per questo i professionisti guardano meno alla singola data e più a tre aspetti.
La sequenza. Le tappe di solito si susseguono in un certo ordine: prima si sta seduti, poi si gattona o ci si sposta, poi si cammina. Prima si fanno i suoni, poi le parole, poi le frasi.
Il ritmo nel tempo. Conta se il bambino continua ad andare avanti, anche con i suoi tempi, oppure se si ferma o perde abilità che aveva già.
L'insieme. Un bambino che parla tardi ma comunica bene con i gesti e lo sguardo è in una situazione diversa da un bambino in cui anche queste modalità sono poco presenti.
Un dettaglio che forse non conosci: nel 2022 i pediatri americani hanno rivisto le loro liste di tappe. Prima indicavano l'età in cui metà dei bambini raggiungeva una certa abilità. Ora indicano l'età in cui la raggiunge la grande maggioranza, circa tre bambini su quattro. Il motivo è proprio evitare allarmi inutili, e allo stesso tempo rendere più chiaro quando vale la pena approfondire.
E se tuo figlio è nato prematuro?
Per i bambini nati prima del termine si usa l'età corretta: si toglie dall'età anagrafica il tempo di anticipo rispetto al termine della gravidanza. Un bambino nato due mesi prima e che oggi ha 10 mesi ha un'età corretta di 8 mesi, ed è con i bambini di 8 mesi che ha senso confrontarlo. In genere questa correzione si usa nei primi due anni di vita. Se tuo figlio è nato prematuro, chiedi sempre se nella valutazione è stata usata l'età corretta.
Come si misura l'età di sviluppo: la Griffiths III
Uno degli strumenti più usati in Italia per valutare lo sviluppo dei bambini piccoli è la Griffiths III. Copre l'età dalla nascita ai 6 anni ed è tarata sulla popolazione italiana, cioè i risultati di tuo figlio vengono confrontati con quelli di un ampio gruppo di bambini italiani della stessa età.
Per il bambino, la valutazione assomiglia molto a un gioco. Il professionista propone materiali, giochi, piccole attività, e osserva cosa il bambino fa. Alcune informazioni vengono raccolte anche chiedendo a te. Può richiedere più di un incontro, soprattutto se il bambino ha bisogno di pause.
La Griffiths III guarda lo sviluppo da cinque angolazioni diverse, chiamate scale:
Scala A, Basi dell'apprendimento: attenzione, memoria, capacità di risolvere piccoli problemi, il modo in cui il bambino esplora e impara.
Scala B, Linguaggio e comunicazione: comprensione, produzione di suoni e parole, uso della comunicazione con gli altri.
Scala C, Coordinazione oculo-manuale: l'uso delle mani guidato dagli occhi, come afferrare, incastrare, scarabocchiare, costruire.
Scala D, Personale, sociale ed emotiva: relazione con gli altri, autonomie, riconoscimento ed espressione delle emozioni.
Scala E, Grosso-motoria: movimento, equilibrio, coordinazione del corpo.
Dall'insieme delle cinque scale si ricava anche un punteggio complessivo, il punteggio generale di sviluppo.
Come leggere i risultati
Per ogni scala, nel referto trovi di solito due numeri.
L'età equivalente, espressa in mesi. È il numero più intuitivo: indica a quale età, in media, i bambini mostrano le competenze che tuo figlio ha mostrato in quell'area. È utile per farsi un'idea, ma va presa come un'indicazione, non come una misura precisa.
Il quoziente di sviluppo, spesso abbreviato in QS. È il numero più affidabile, perché confronta tuo figlio con i bambini della sua stessa età. Funziona su una scala in cui 100 è la media: grosso modo, tra 85 e 115 si è nella fascia in cui si trova la maggior parte dei bambini, e più ci si allontana da questa fascia, più il risultato è diverso da quello atteso per l'età.
Accanto a questi puoi trovare anche i percentili, che indicano la posizione di tuo figlio rispetto ai coetanei. Ne ho parlato in Come leggere il referto.
Un profilo, non un numero
La cosa più utile da guardare in un referto di sviluppo non è il singolo punteggio, ma il profilo: come si distribuiscono i risultati tra le diverse scale.
È molto comune, soprattutto nei bambini con un disturbo del neurosviluppo, che il profilo sia disomogeneo. Un bambino può avere risultati in linea con l'età nella coordinazione delle mani e nel movimento, e risultati più bassi nel linguaggio o nell'area personale e sociale. Questo profilo, con i suoi punti di forza e le sue fragilità, è molto più informativo del punteggio totale, ed è su questo che si costruiscono gli obiettivi dell'intervento. A volte, quando le differenze tra le scale sono molto ampie, il punteggio generale dice poco, e il professionista preferisce commentare le singole aree.
Cosa la Griffiths non dice
Tre precisazioni importanti.
Non fa diagnosi di autismo. Descrive il livello di sviluppo nelle diverse aree, ma non dice se un bambino è autistico o no. Per quello servono altri strumenti e, soprattutto, la valutazione clinica complessiva. Ne ho parlato in Come si fa una diagnosi di autismo.
È una fotografia. Il risultato dipende anche da come stava il bambino quel giorno, da quanto ha collaborato, da quanto si è sentito a suo agio in un ambiente nuovo. Se a casa tuo figlio fa cose che durante la valutazione non sono emerse, dillo: è un'informazione preziosa.
Non è una previsione. Nei bambini piccoli lo sviluppo cambia velocemente, e un risultato di oggi non dice come sarà tuo figlio tra qualche anno. Proprio per questo, spesso la valutazione viene ripetuta a distanza di tempo, per vedere come procede. A volte, prima dei cinque anni, il referto parla di ritardo globale dello sviluppo: è una descrizione usata quando le difficoltà riguardano più aree ma il bambino è ancora troppo piccolo per un inquadramento più preciso.
In sintesi
L'età di sviluppo è uno strumento per capire dove si trova tuo figlio oggi, area per area, così da sapere da dove partire. Non è un giudizio su di lui e non è un limite a quello che potrà fare. Usala come una mappa: ti mostra i punti in cui cammina già sicuro e quelli in cui ha bisogno di un po' più di aiuto.
Se leggendo il referto qualcosa non ti è chiaro, chiedi a chi l'ha scritto di spiegartelo. È un tuo diritto, e un buon professionista è sempre contento di farlo.
Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. I risultati di una valutazione dello sviluppo vanno sempre interpretati da chi l'ha condotta, alla luce della storia e dell'osservazione del singolo bambino.