Hai affrontato l'attesa, la valutazione, le domande. Ti aspettavi una risposta, qualunque fosse. E invece ti hanno detto che il quadro non è ancora chiaro, che conviene rivederlo tra qualche mese. Esci con la sensazione di essere in un limbo.
Non è indecisione
Capisco quanto sia frustrante. Ma una rivalutazione a distanza non è un segno che i professionisti non sappiano cosa fare. Spesso è la scelta più seria che si possa fare.
Nei bambini molto piccoli lo sviluppo cambia velocemente. Alcune caratteristiche che a due anni sembrano indicare una difficoltà possono attenuarsi nei mesi successivi. Altre, al contrario, diventano più chiare solo crescendo. Formulare una diagnosi troppo presto rischia di essere sbagliato in un senso o nell'altro, e una diagnosi sbagliata, in entrambe le direzioni, ha delle conseguenze.
A volte, poi, il bambino ha delle difficoltà evidenti, ma non è ancora chiaro come inquadrarle: se si tratta di autismo, di un ritardo del linguaggio, di un ritardo più generale dello sviluppo, o di più cose insieme. In questi casi il tempo e l'osservazione aiutano a capire.
Cosa potresti leggere nel referto
In questi casi il referto può parlare di "tratti" o di "caratteristiche compatibili", di "diagnosi provvisoria", di un quadro "da monitorare", o di un "ritardo dello sviluppo" in attesa di una definizione più precisa. Sono formulazioni prudenti che descrivono quello che si è visto, senza chiudere il quadro prima del tempo.
La cosa più importante: nel frattempo non si aspetta
Ecco il punto che voglio che ti resti. Rimandare la diagnosi non significa rimandare l'aiuto.
Se il bambino ha delle difficoltà, per esempio nella comunicazione o nella relazione, queste si possono e si devono affrontare subito, anche senza un'etichetta definitiva. Gli interventi precoci si costruiscono sui bisogni del bambino, non sul nome della diagnosi. Un bambino che comunica poco ha bisogno di un aiuto nella comunicazione, qualunque sia il motivo.
Quindi, se non ti è stato detto chiaramente, chiedi: "Nel frattempo, cosa facciamo? C'è un intervento che possiamo iniziare? Cosa posso fare io a casa?"
Come usare questi mesi
Oltre a iniziare, se indicato, un percorso di intervento, puoi usare questo tempo per osservare tuo figlio con un occhio un po' diverso. Non per fare diagnosi da solo, ma per raccogliere informazioni utili alla prossima visita: cosa è cambiato, cosa ha imparato, cosa invece è rimasto uguale. Qualche nota e qualche video possono essere molto preziosi.
E prova, per quanto possibile, a non vivere questi mesi come un'attesa del verdetto. Tuo figlio sta crescendo, e ogni giorno che passa è un giorno di vita, non un giorno di attesa.
Se l'attesa ti sembra troppo lunga
Se nel frattempo compaiono nuovi dubbi, se il bambino perde abilità che aveva o se la situazione ti sembra peggiorare, non aspettare la data fissata: ricontatta il servizio o il pediatra.
Questo articolo è stato scritto a scopo informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Per dubbi sul percorso di tuo figlio, rivolgiti al servizio che lo ha in carico.