🔁Sensi, Emozioni e Comportamento7 min di lettura

Ripete Sempre la Stessa Domanda: Perché Succede e Come Aiutarlo

Domande e frasi ripetute decine di volte, soprattutto nei cambi di attività: perché nei bambini e ragazzi autistici possono servire a gestire ansia e imprevisti, e come rendere la giornata più prevedibile.

Perché Succede

"A che ora usciamo?" Glielo hai detto. Due minuti dopo: "A che ora usciamo?" Glielo ripeti. E poi ancora, e ancora, per tutta la mattina.

Oppure una frase sempre uguale, detta decine di volte, magari proprio quando bisogna spegnere il tablet, mettersi le scarpe o passare da un'attività all'altra.

Molti genitori di bambini e ragazzi autistici conoscono bene questa situazione. È faticosa, a volte esasperante. Ed è facile pensare che il bambino "non ascolti" o lo faccia apposta. Quasi sempre non è così.

Le ripetizioni possono avere ragioni diverse, e capire quale vale per il proprio figlio è il primo passo. Ma c'è una spiegazione che ricorre spesso: la ricerca di prevedibilità.

Per molte persone autistiche gli imprevisti e i cambiamenti sono difficili da gestire. Non sapere cosa succederà, quando, o cosa viene dopo, può generare molta tensione. Fare la stessa domanda e ricevere la stessa risposta è rassicurante: è un piccolo pezzo di mondo che resta uguale.

Per questo le ripetizioni tendono ad aumentare nei momenti di passaggio (da un'attività all'altra, prima di uscire, prima di un evento nuovo) e nei periodi di stress, stanchezza o sovraccarico. In questo senso possono essere viste come un tentativo di autoregolazione: un modo, magari poco efficace, per gestire uno stato di disagio.

A volte la ripetizione ha anche un lato relazionale. La domanda sempre uguale può essere il modo che il bambino conosce per avviare uno scambio con l'adulto, anche quando la risposta la sa già benissimo.

Non È la Stessa Cosa dell'Ecolalia

Qui serve una distinzione importante. Molti bambini autistici ripetono parole o frasi sentite da altri, subito dopo o anche a distanza di tempo: è quella che si chiama ecolalia.

L'ecolalia può sembrare simile alle ripetizioni di cui parliamo, ma la differenza di fondo sta nell'intento comunicativo. Quando un bambino ripete una domanda come "a che ora usciamo?" rivolgendosi a un adulto, sta comunicando qualcosa: cerca una risposta, cerca rassicurazione, cerca un contatto. La frase è ripetitiva nella forma, ma dietro c'è un'intenzione.

L'ecolalia in senso stretto è diversa: il bambino riproduce una frase o un suono sentito altrove, spesso senza rivolgersi a nessuno e senza un intento comunicativo chiaro. In molti casi funziona più come una forma di autostimolazione, un'attività ripetitiva che il bambino fa per sé, come un dondolio o un movimento delle mani. In altri casi, però, anche una frase ecolalica può avere una funzione comunicativa: il bambino "prende in prestito" una frase sentita altrove per chiedere qualcosa, commentare o rispondere, anche se le parole non sono sue.

Questa differenza conta molto quando si decide come intervenire. Cercare di ridurre una ripetizione che il bambino sta usando per comunicare, anche se la forma è "presa in prestito", rischia di togliergli uno strumento prezioso. E trattare allo stesso modo una domanda rivolta all'adulto e una ripetizione senza destinatario porta a risposte sbagliate per entrambe.

Capire di che cosa si tratta è un lavoro da fare insieme al professionista che segue il bambino, che può essere il neuropsichiatra infantile, lo psicologo o il logopedista (in Chi fa cosa trovi una panoramica dei ruoli).

L'Idea dei Professionisti: un Tempo e un Posto, Non un Divieto

Davanti a ripetizioni molto frequenti, la tentazione è cercare di farle smettere. Ma se servono a gestire l'ansia, vietarle non toglie l'ansia: toglie solo lo strumento per gestirla, e spesso le cose peggiorano.

Un'idea che emerge da un recente lavoro clinico pubblicato è diversa: invece di eliminare il rituale, dargli un tempo e un posto prevedibili. Il bambino o il ragazzo sa che c'è un momento in cui può fare le sue domande o ripetere le sue frasi, quanto vuole, in modo strutturato. Al di fuori di quel momento, l'adulto rimanda con calma a quello spazio.

L'obiettivo non è far sparire il comportamento, ma renderlo più regolato: meno invasivo nella giornata, più gestibile per tutti, e soprattutto più sotto il controllo del ragazzo stesso.

Un Esempio dal Convegno

Un caso presentato a un convegno nazionale sulla qualità della vita delle persone con disabilità racconta questo tipo di lavoro con un ragazzo di 17 anni.

Durante le terapie ripeteva continuamente alcune frasi e chiedeva più volte la sua bottiglietta d'acqua, soprattutto nei passaggi tra un'attività e l'altra. Le ripetizioni erano così frequenti da rendere difficile lavorare.

Gli operatori hanno preparato una scatola con dentro la bottiglietta e un supporto visivo: una tabella con le frasi del ragazzo e i numeri da 1 a 10, per contare le ripetizioni. Nei momenti di passaggio, per pochi minuti, il ragazzo poteva usare la scatola: ripeteva le sue frasi all'operatore, che lo ascoltava e rispondeva, contava insieme a lui fino a dieci, poi tre sorsi d'acqua, e la scatola si chiudeva. Fuori da quei momenti, le richieste venivano rimandate con calma alla scatola.

Col passare delle settimane il ragazzo ha cominciato a cercare la scatola da solo, invece di aspettare l'invito dell'operatore, e le ripetizioni nel resto della giornata sono diventate molto più rare.

Va detto con onestà che si tratta di un caso singolo, con dati preliminari, e che le ripetizioni stavano già diminuendo prima dell'intervento. Non sappiamo quindi quanto del cambiamento si debba alla scatola. Lo raccontiamo perché l'idea è interessante e rispettosa: il rituale non viene tolto al ragazzo, viene reso suo, prevedibile, con un inizio e una fine.

Cosa Aiuta, in Generale

Al di là di interventi specifici, che vanno costruiti con un professionista, ci sono alcune attenzioni che rendono la giornata più prevedibile e che spesso riducono il bisogno di chiedere.

Anticipare i cambiamenti. Avvisare prima di una transizione ("tra poco spegniamo e ci mettiamo le scarpe") dà tempo di prepararsi. Per alcuni bambini un timer visivo aiuta a "vedere" quanto manca.

Rendere la risposta visibile. Se la domanda è sempre "a che ora usciamo?", la risposta può stare su un foglio, un orologio disegnato, un'agenda visiva. Il bambino può andarla a controllare quando vuole, senza dipendere da noi. Trovi qualche spunto in Supporti visivi: quattro strumenti.

Rispondere in modo calmo e sempre uguale. Una risposta breve, prevedibile, senza irritazione, è più rassicurante di spiegazioni lunghe che cambiano ogni volta.

Osservare quando succede. Le ripetizioni aumentano prima di uscire? La sera, quando è stanco? Nei giorni con imprevisti? Annotarlo per qualche giorno è un'informazione preziosa da portare al professionista. Se ci sono momenti di sovraccarico, può esserti utile anche Il sovraccarico sensoriale.

⚠️ Un'avvertenza importante

Le ripetizioni possono avere cause diverse, e la stessa strategia può aiutare un bambino e mettere in difficoltà un altro. Rimandare o limitare le domande, senza una guida, può aumentare l'agitazione proprio nei bambini e ragazzi più ansiosi.

Parla con il neuropsichiatra infantile o con il professionista che segue tuo figlio, in particolare se le ripetizioni aumentano molto in poco tempo, se sembrano accompagnate da forte ansia o disagio, se il bambino non riesce a interromperle anche quando vorrebbe, o se interferiscono con la scuola, il sonno o la vita familiare. In alcuni casi, soprattutto in adolescenza, possono essere il segnale di un'ansia o di un disturbo ossessivo-compulsivo che meritano una valutazione specifica.

📖 Fonti e Riferimenti

  • Russo, La Ferla, Ristallo, Scagnelli, Moderato e Pergolizzi. Poster presentato al 21° Convegno Nazionale sulla Qualità della Vita per le Persone con Disabilità