Il Lamento Funziona, ed È per Questo Che Resta
Il biscotto è sul ripiano. Lui lo guarda, e parte il lamento. Prima piano, poi sempre più forte. Tu provi a capire cosa vuole, indovini, glielo dai. Il lamento si ferma. Fino alla prossima volta.
Se questa scena ti è familiare, non sei solo. In molti bambini autistici, soprattutto quelli che non parlano o parlano poco, il lamento (o l'urlo, il pianto, il verso ripetuto) diventa il modo principale per ottenere le cose. A volte è l'unico.
Questo articolo prova a spiegare perché succede e qual è l'idea con cui i professionisti affrontano questa situazione. Non è una guida da applicare a casa da soli, e più avanti spieghiamo perché.
Partiamo da una cosa semplice: i comportamenti che funzionano tendono a ripetersi. Vale per tutti, adulti compresi.
Un bambino che non ha ancora un modo efficace per chiedere si trova in una situazione difficile. Vuole qualcosa, non riesce a dirlo, si agita. Gli adulti intorno a lui, comprensibilmente, rispondono al disagio: cercano di capire, offrono, consegnano. Il lamento si interrompe.
Dopo molte ripetizioni, quel lamento finisce per "funzionare" come una richiesta. Non è detto che il bambino lo usi in modo intenzionale o consapevole: semplicemente, nella sua esperienza, è la cosa che fa succedere ciò che desidera. Dal punto di vista comportamentale, si direbbe che il lamento ha acquisito una funzione comunicativa.
Il problema non è che il bambino chieda. Chiedere è una conquista. Il problema è la forma: il lamento è faticoso per lui, spesso poco chiaro per chi lo ascolta, poco accettato fuori casa, e tende a diventare più intenso quando non viene capito subito.
Cambiare il Modo, Non Togliere la Richiesta
Negli anni Ottanta due ricercatori, Carr e Durand, hanno proposto un'idea che oggi è alla base di molti interventi: se un comportamento problematico serve a comunicare qualcosa, non basta cercare di eliminarlo. Bisogna insegnare al bambino un altro modo per ottenere la stessa cosa, più semplice ed efficace.
Questo approccio si chiama Functional Communication Training (in italiano, insegnamento della comunicazione funzionale). È uno degli strumenti più studiati negli interventi di stampo cognitivo comportamentale per l'autismo.
Il principio è questo: la richiesta resta, cambia la forma. Il bambino continua a poter chiedere il biscotto, ma impara a farlo con un gesto, un'immagine, un segno, un tablet o, quando possibile, una parola. E impara che questo nuovo modo funziona meglio del lamento.
Un Esempio dall'Intervento
Per rendere l'idea, raccontiamo un caso presentato a un convegno nazionale sull'autismo.
F. ha 12 anni, non parla e il lamento è la sua unica emissione vocale. Lo usa praticamente ogni volta che vuole qualcosa. Da tempo però ha anche un tablet con un'app di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA): toccando le immagini, il tablet "dice" le parole al posto suo.
Il punto è che F. sapeva già usare il tablet, ma continuava a chiedere lamentandosi, perché il lamento aveva sempre funzionato.
Gli operatori hanno costruito una procedura molto strutturata, in due momenti della giornata (il gioco e la merenda). In sintesi:
- quando F. chiedeva con il tablet senza lamentarsi, riceveva subito ciò che aveva chiesto;
- quando chiedeva lamentandosi, l'operatore non consegnava subito, aspettava un breve momento di calma e poi lo aiutava a rifare la richiesta con il tablet, in silenzio;
- la richiesta fatta così veniva accolta immediatamente.
Nel giro di poche sessioni il lamento durante le richieste si è ridotto moltissimo, e le richieste con il tablet sono aumentate. Un dettaglio interessante: il cambiamento ha cominciato a comparire anche durante la merenda prima ancora che la procedura venisse applicata lì.
È un singolo caso, e da solo non dimostra nulla in generale. Ma è un buon esempio di come funziona questo tipo di lavoro: non si toglie a F. la possibilità di chiedere, gli si rende più conveniente un modo diverso di farlo.
Cosa Serve Prima: un Modo Alternativo per Chiedere
Questo è forse il punto più importante per un genitore.
Lavorare sul lamento ha senso solo se il bambino ha già, o sta imparando, un altro modo per chiedere. F. aveva il tablet. Altri bambini usano immagini, gesti, segni o qualche parola.
Se questo modo alternativo non c'è, cercare di ridurre il lamento significa togliere al bambino l'unico canale che ha per farsi capire. Il risultato, quasi sempre, è più frustrazione e comportamenti più intensi, non meno.
Per questo, nella maggior parte dei casi, il lavoro parte proprio da lì: costruire una comunicazione alternativa che funzioni. Ne parliamo in Insegnare a chiedere e in Supporti visivi: quattro strumenti.
E un chiarimento che molti genitori mi chiedono: usare la CAA non impedisce al bambino di parlare. Al contrario, avere un modo per comunicare riduce la frustrazione e spesso sostiene anche lo sviluppo del linguaggio.
Il Ruolo del Genitore
Se il tuo bambino segue un intervento di questo tipo, il tuo ruolo è prezioso, ma non è quello di "fare la procedura" a casa.
Quello che conta di più è la coerenza. Un nuovo modo di chiedere si rafforza quando funziona ovunque: in terapia, a casa, dai nonni, a scuola. Concretamente può voler dire:
- tenere il tablet o le immagini sempre a portata di mano, non chiuse in un cassetto;
- accogliere con entusiasmo ogni richiesta fatta nel modo nuovo, anche se imperfetta;
- chiedere al professionista che segue tuo figlio cosa fare, in pratica, quando chiede lamentandosi, così da rispondere tutti allo stesso modo.
Quest'ultimo punto è decisivo. Ogni bambino è diverso, e la risposta giusta va costruita insieme a chi lo conosce.
⚠️ Un'avvertenza importante
Quello descritto in questo articolo è un esempio di intervento condotto da professionisti, con un bambino specifico, dopo una valutazione e con un modo alternativo di comunicare già disponibile. Non va replicato in autonomia.
Smettere di rispondere a un lamento, senza una guida, può portare il bambino ad aumentare l'intensità del comportamento prima che le cose migliorino. Se in quel momento l'adulto cede, il bambino impara che serve lamentarsi ancora più forte. Inoltre un lamento può avere cause diverse: dolore, malessere fisico, stanchezza, sovraccarico sensoriale. Capire perché il bambino si lamenta viene sempre prima di qualsiasi strategia.
Se il lamento di tuo figlio ti preoccupa, parlane con il neuropsichiatra infantile o con il professionista che lo segue.